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2012-05-20

Esiste il Sacro Graal ? Cosa è ?


E’ una delle parole che più attraggono l'attenzione dei lettori di ogni età: in secoli di storia il Graal sembra non aver perso nulla della sua antica potenza. Anzi. Oggi come non mai è al centro di romanzi, saggi di ogni tipo, film e fumetti. Ma cos'è veramente il Graal? Le sue tracce storiche, come le teorie, si perdono nel tempo e nella fantasia. Il termine "graal" inizialmente, in francese antico, deriva probabilmente dal latino medievale “gradalis” e significa calice, vaso, scodella o anche catino. Secondo la tradizione, il Graal è la coppa che Gesù Cristo ha usato nell'ultima cena, la stessa che ha poi raccolto il suo sangue dopo la crocifissione.
Proprio il contatto con il sangue di Gesù, gli avrebbe trasmesso dei grandi poteri così come sarebbe accaduto alla lancia di Longino ed alla Sacra Sindone.
La prima volta
Come però sia nato il vero mito del Graal, questo ancora non si sa. Per certo conosciamo solo l'occasione nella quale il termine è stato usato. Era il 1190, infatti, quando morì lo scrittore francese Chrétien de Troyes. Il suo romanzo incompiuto, il “Perceval, ou le conte du Graal”, citava per la prima volta il Graal. Il giovane Perceval, dopo essere diventato cavaliere alla corte di re Artù, raggiunge il castello del Re Pescatore, dove accanto alla tavola imbandita, vede sfilare dei ragazzi con degli oggetti misteriosi: una lancia insanguinata, due candelabri e il Graal, descritto come una coppa d'oro purissimo incastonata con meravigliose pietre preziose, al cui ingresso si diffonde un gran chiarore. Sarà in seguito un'ostia contenuta nel Graal a tenere in vita il Pescatore ferito, e ad essere il suo unico sostentamento.

Una coppa o una pietra?
È nato così il mito immortale del Graal, anche se è certo che non sia stato Chrétien de Troyes ad inventarlo. Dopo di lui comunque, anche altri hanno scritto della mitica coppa, cambiando però talvolta la sua natura. All'inizio del XIII secolo, il poeta tedesco Wolfram von Eschenbach scrive “Parzival”, un romanzo cortese come quello di Chrétien ma con una sostanziale differenza: il Graal invece di una coppa è una pietra magica, ed è «fonte di ogni bene in terra». Questa trasformazione ha fatto pensare ad un influenza della cultura orientale piuttosto che di quella celtica del precedente romanzo. Inoltre, la nuova natura di pietra assunta dal Graal ha portato a collegamenti ideali sia con la pietra filosofale cara agli alchimisti che con la pietra che, secondo una leggenda, ornava la corona di Lucifero e cadde con lui dal cielo.
Da Giuseppe di Arimatea a re Artù
Dobbiamo a Robert de Boron, invece, il “Joseph d'Arimathie. Le Roman de l'Estone don Graal” composto intorno al 1202. Il Graal compare ora come la coppa usata da Gesù nell'ultima cena. Giuseppe di Arimatea, un mercante suo discepolo, desiderando avere qualcosa appartenuta a Gesù, da conservare come una reliquia, si sarebbe fatto dare la coppa dove aveva bevuto il Messia dal padrone della casa dove si era consumata l'ultima cena. I Vangeli di Matteo, Marco e Luca, ci raccontano che durante l'ultima cena Gesù prese il pane, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli insieme al vino del suo calice, dando inizio così al sacramento dell'Eucarestia. Il giorno seguente, di venerdì, Gesù fu crocifisso. Deposto dalla croce, Giuseppe di Arimatea lo avvolse nel lenzuolo che oggi è la Sacre Sindone, e lo portò in una tomba nuova, che lui stesso aveva fatto costruire. Secondo la leggenda del Graal, durante la preparazione e il lavaggio del corpo prima della sepoltura, Giuseppe vide uscire delle gocce di sangue dal costato di Gesù, proprio dalla ferita che il centurione Longino aveva fatto con la sua lancia, e le raccolse nella coppa servita pochi giorni prima per la consacrazione dell'ultima cena. In seguito Giuseppe di Arimatea partì dalla Palestina in direzione della Britannia per fondare la prima chiesa cristiana, portandosi dietro quello che oggi chiamiamo il Santo Graal.
Versioni discordanti
La storia del Graal, però, non è uguale per tutti. Secondo una parte della tradizione, la mitica coppa restò per alcuni secoli in Inghilterra, fino a quando, nel VI secolo, si decise di trasferirla a Roma. Il sacerdote incaricato di portarla, però, vista l'invasione dei Longobardi, si fermò all'Isola Comacina. Una chiesa costruita in onore del Santo Graal ricorderebbe proprio l'aiuto dato dalla reliquia alla resistenza dell'isola. Da lì il Graal sarebbe stato portato in Val Codera, in uno dei misteriosi luoghi che vengono citati come un suo possibile nascondiglio. Un'altra visione della storia, che unisce tradizione celtica e cristiana, riporta che Gesù, che sarebcr stato in passato con Giuseppe d'Arimetea in Cornovaglia, avesse ricevuto da Merlino un druido converto al cristianesimo, una coppa rituale, la stessa che avrebbe portato con sé per l'ultima cena. Dopo la sua morte, Giuseppe sarebbe tornato in Inghilterra proprio per restituirla, accresciuta dal potere dato dal sangue di Cristo. Il Graal sarebre stato quindi consegnato al Re Pescatore, parente sia di Giuseppe che di Parsifal. Quando, tempo dopo, sulla Britannia si abbattè la "wasteland", una maledizione sia spirituale che materiale, causata da una ferita inflitta al Re Pescatore con la lancia di Longino, del Graal si perse ogni traccia. E’ a questo punto che Merlino invita Artù a ritrovarlo ad ogni costo, perché la sua grazia liberi la Britannia dall'incubo. Parsifal, l'unico cavaliere della Tavola Rotonda degno di trovare il Graal, inizia la sua ricerca, arrivando più volte vicino alla meta, fino a quando non riesce a prendere quello che viene definito "il piatto nel quale Gesù mangiò l'agnello con i discepoli il giorno di Pasqua".
La nascita del mito nei paesi nordici
Prima di diventare un mito cristiano, quello del Graal è stato, anche se in forme diverse, un mito celtico. In Europa si raccontava di vasi, caldaie e coppe dal grande potere, come il Calderone dei Dagda, la "coppa della vita" della civiltà celtica. Il Calderone di Gundestrup può esserne un esempio. La storia del Re Pescatore, di re Artù e ricerca del Graal da parte dei dodici cavalieri della Tavola Rotonda, è il risultato della fusione delle due tradizioni quindi, cristiana e celtica, ed i cavalieri che, come Lancillotto, falliscono la loro missione scontano la propria impurità. Dall'Inghilterra il mito si allarga all'Europa, fino ad arrivare ai nostri giorni. Ma nel frattempo dov'è il Graal? Secondo una fonte sarebbe stato portato nel 540 in Medio Oriente dove sarebbe rimasto nascosto per secoli, fino all'arrivo dei crociati. Quando nei primi anni del Mille i cavalieri cristiani arrivarono in Terra Santa, sentirono per certo parlare del misterioso oggetto dai grandi poteri, ormai patrimonio della tradizione esoterica locale. Furono loro, con molta probabilità, a diffondere di nuovo il mito in Europa una volta tornati in patria. Se poi da quei luoghi lontani hanno riportato solo il racconto o anche il vero Santo Graal, questo non è dato saperlo.


Un forte valore simbolico
In ogni caso, non sarebbe corretto identificare la coppa misteriosa solo con la preziosa reliquia dell'ultima cena. Il Graal, infatti, ha anche un forte valore simbolico ed esoterico. Per gli alchimisti sarebbe uno strumento di conoscenza e di evoluzione spirituale. Secondo Julius Evola, ad esempio, il Graal sarebbe al centro di un rito iniziatico pagano al quale, nel medioevo, la Chiesa si sarebbe opposta. Per René-Guenon il Graal sarebbe giunto nella cristianità provenendo dalla tradizione iniziatica dei druidi e rappresenterebbe il centro del monde esoterico, simbolo della religione primordiale proveniente dal mondo sotterraneo di Agarthi. Più "modernamente", Adolf Hitler lo considerava uno strumento per conquistare il mondo mentre per il grande psicanalista Cari Jung sarebbe in realtà un archetipo dell'inconscio.
Cercando il Graal
Ma dove si troverebbe veramente il Graal? Fa veramente parte del misterioso tesoro dei Cavalieri Templari? Secondo il racconto di un pellegrino inglese del VII secolo, sarebbe custodito in Terra Santa, in una cappella vicino Gerusalemme. Un'altra fonte parla invece del Graal come del piatto dell'ultima cena conservato oggi nella Cattedrale di San Lorenzo a Genova. Si tratta del Sacro Catino, una coppa esagonale in vetro verde che la tradizione vuole sia stata intagliata in uno smeraldo. I genovesi la portarono in patria come trofeo dopo aver conquistato la città di Cesarea, in Palestina, nel 1102. Portata a Parigi da Napoleone Bonaparte, fu riportata in Italia con degli evidenti danni. Restando in Italia, il Graal potrebbe essere custodito a Bari, dove è riportato su un bassorilievo della cattedrale, e a Torino, indicato con gli occhi da una statua della Chiesa della Gran Madre. Il Graal è stato identificato anche nel Santo Calice, una coppa di agata montata su una base medievale in oro, perle e pietre preziose, che si trova nella cattedrale di Valencia. Secondo la leggenda sarebbe stato portato a Roma da San Pietro e da lì il diacono Lorenzo l'avrebbe portata nella città spagnola. Un'altra versione della storia chiama in causa i cavalieri Teutonici, nati nel 1190, che avrebbero affidato il Graal, ricevuto a loro volta dai mistici Sufi, all'imperatore Federico II perché lo salvasse durante le crociate. Questo spiegherebbe l'edificazione dell'enigmatico edificio di Castel del Monte fatto costruire dall'Imperatore, la cui vera funzione resta ancora oggi misteriosa.
In Europa e oltre oceano
Un altro nascondiglio del Graal potrebbe essere il Castello di Gisors, in Francia, dove l'avrebbero portato i Templari, custodi della preziosa reliquia dalla fine del XII secolo, da quando l'avrebbero ricevuto dalla "setta degli assassini", gli adoratori di Bafometto, che per alcuni non era altro che il Graal. Sempre in Francia, ci sono altri due posti nei quali si parla del Graal: il Castello di Montsegur, ulama preziosa roccaforte dei Catari, e la chiesetta di Rennes le Chateau, famosa per le vicende che hanno avuto come protagonista l'abate Saunière. Tornando in Gran Bretagna, come nascondiglio segreto del Graal si ipotizza la cappella di Rosslyn, in Scozia, stranamente piena di riferimenti templari pur essendo stata edificata dopo lo scioglimento dell'ordine. Più a sud, invece, a Glastonbury, nel Somerset, in quella che viene indicata come la leggendaria Avalon e dove nel 1191, durante la terza crociata, sono state scoperte le tombe della regina Ginevra e di re Artù, si trova il Chalice Well, il pozzo nel quale, secondo la tradizione, Giuseppe di Arimatea avrebbe gettato il Graal. Una leggenda alimentata anche dallo strano sapore metallico dell'acqua del posto. Il mito del Graal ha varcato anche l'oceano, arrivando a Oak Island negli Stati Uniti, dove sarebbe nascosto sul fondo di un pozzo canadese, un vero mistero che ha appassionato ricercatori da tutto il mondo ma che ancora non sembra voler svelare i suoi segreti. Proprio come il vero Santo Graal.
"Sang Real".. Santo Graal
Per la maggior parte degli appassionati il Graal è da ricercare nei luoghi più disparati della Terra. Non solo. Per molti non sarebbe ancora chiaro neanche il suo vero aspetto. Si va infatti dalla coppa e da un catino, ad una pietra caduta dal cielo, dall'Arca dell'Alleanza ad un misterioso libro scritto da Gesù, dalla Sacra Sindone di Torino alla pietra centrale della corona di Lucifero. Tre scrittori popolari inglesi, Henry Lincoln, Richard Leigh e Michael Baigent nel loro “The Holi Blood and the Holy Grail” del 1982, hanno ipotizzato un'ulteriore versione. Secondo loro, infatti, i Graal non sarebbe un oggetto materiale, ma la linea di sangue dei discendenti di Gesù Cristo. In sintesi, affermano che Gesù avrebbe lasciato la Palestina con Maria Maddalena e che da lei avrebbe avuto dei figli, dai quali avrebbe poi avuto origine, in Francia, la dinastia reale dei Merovingi. Il Graal, quindi, sarebbe stata la stessa Maddalena, vero "contenitore" del sangue di Cristo. Un "sang real", sangue reale, che continuerebbe a scorrere anche oggi nelle vene dei misteriosi discendenti di Gesù, sotto protezione del fantomatico Priorato di Sion. Una teoria, questa, che oltre a numerose critiche ha dato vita anche al romanzo di Dan Brown, il codice da Vinci, successo letterario senza precedenti.