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2015-09-27

Come si legge etichetta su bottiglia di vino



L'etichetta per un vino è quello che per noi è il passaporto: uno strumento ufficiale per far sapere chi siamo a chi non ci conosce. 
Ci sono ovviamente etichette facili da leggere ed altre molto difficili da comprendere. 
Per quanto riguarda l'Italia non è certo facilissimo farsi un'idea di un vino leggendo l'etichetta.
La legge italiana prevede che sull'etichetta debbano essere riportate obbligatoriamente la categoria (per esempio se è spumante o no, se è da tavola, Doc o Docg), il nome o la sede dell'imbottigliatore, la nazione di provenienza del vino, la capienza della bottiglia, il grado alcolico e la data di imbottigliamento. 
Notate che ho detto data di imbottigliamento e non anno di produzione, questo vuol dire che di alcuni vini io posso sapere quando sono stati imbottigliati ma non quando sono stati prodotti. 
Per sapere quando è stato prodotto - ed evitare di acquistare un vino che abbia problemi perché prodotto da troppo tempo - bisogna prendere in considerazione per lo più vini Doc e Docg.
La prima sigla vuol dire Denominazione di origine controllata e la seconda Denominazione di origine controllata e garantita. Sulle etichette di questi vini deve essere riportato sia l'anno di produzione che la zona di provenienza. 
Addirittura i vini Docg devono avere sulla bottiglia anche un contrassegno rilasciato secondo le denunce di produzione. In altre parole: un vino Docg (questo vale anche per i Doc) viene prodotto seguendo un disciplinare di legge che regola, tra l'altro, la quantità di uva prodotta per fare quel vino. 
Questo è importantissimo perché, ricordatevi sempre, più uva si produce in una vigna e minore sarà la qualità di quel vino. Spiegarvi adesso il perché ci porterebbe lontano, ma voi per non scordarla mai, scrivetevi questa regola a caratteri cubitali davanti al letto.
Quindi Doc e Docg sono delle garanzie importanti per il vino. Ma sull'etichetta si possono scrivere anche molte altre cose. 
Noi le dividiamo in due gruppi: quelle che forniscono informazioni più precise su dove e com'è stato prodotto quel vino e quelle che servono da cortina fumogena. 
Al secondo gruppo appartengono tutte le frasi del tipo, "prodotto con grandissima cura da uve selezionate in terreni particolarmente vocati", ecc.
Del primo invece fanno parte tutti i dati certi: i vitigni con cui è fatto il vino, quante bottiglie sono state riempite in quell'anno con quel vino, il nome del vigneto da cui proviene. 
Se poi consideriamo il fatto che molti danno al loro vino nomi di fantasia, ecco dimostrato quanto sia difficile riuscire a capire qualcosa dall'etichetta. Ecco qualche consiglio:

1. Cercate sempre l'anno di produzione. 
2. Il nome del produttore deve essere scritto in maniera chiara e per esteso. 
3. Meglio se acquistate un vino con la dicitura "Prodotto e imbottigliato" rispetto al solo imbottigliato. 
4. Fidatevi dei produttori che già conoscete. 
5. I vini da tavola sono in teoria i vini di livello più basso per la scala legislativa, ma da molti anni esistono vini da tavola di altissima qualità e quindi di prezzo molto alto. Se però un vino da tavola costa intorno alle 4 mila lire alla bottiglia, passate oltre.
6. I vini Doc e Docg danno molte garanzie sulla provenienza e su come viene prodotto un vino, ma da qui a garantire completamente anche la qualità la strada è lunga.

In conclusione: l'etichetta può essere definita come il passaporto del vino, ma senza la fotografia. Per vederlo in faccia, e quindi per conoscere e riconoscere le sue qualità, bisogna comprarlo, aprirlo e berlo. Solo allora si saprà se abbiamo scelto bene.
La prossima volta parleremo della... camera da letto del vino: la bottiglia.




La grafica 
Questione di cultura enologica Per un responsabile di marketing non ci sono dubbi: l'etichetta di un vino deve servire per farlo spiccare in mezzo a tanti altri. Per questo si assiste oggi in Italia ad una corsa alle etichette strane, fantasiose, coloratissime, ma molto spesso brutte o pacchiane. Molti grafici credono che l'etichetta sia simile ad un manifesto e quindi la "addobbano" di dati e orpelli spesso inutili. Saltando a piè pari in Francia, terra dove la Cultura del vino è veramente con la "C" maiuscola, il mondo della grafica per etichette si trasforma radicalmente. Gli scaffali delle enoteche o dei supermercati francesi sono piene di etichette molto simili l'una all'altra. Quasi sempre l'etichetta è bianca e su questa viene riportato semplicemente il nome del produttore ed i dati del vino. Stop. Se invece ci trasferiamo in un altro mercato, molto avanzato ma caotico come quello degli Stati Uniti, i colori tornano di moda, sommandosi a bottiglie dalle forme più strane. E' proprio vero che ogni paese ha le sue regole di etichetta da seguire... 

La curiosità
Il vino che venne dal ghiaccio
Un vecchio detto toscano recita "Uva novembrina non arriva in cantina", riferendosi a quei grappolini non raccolti casualmente durante la vendemmia e che in una passeggiata novembrina vengono staccati e, passiti e dolci come sono, mangiati sul posto. In alcune zone della Germania, dell'Austria e del Canada, però, a novembre l'uva è sempre tutta sulla pianta e ci starà anche per tutto il mese di dicembre e buona parte di gennaio. Solo quando l'uva sarà completamente congelata (i chicchi divengono dei veri e propri sassolini rotondi), e la temperatura esterna vicina ai -25°, questa verrà raccolta. Non crediate che i vignaioli di quelle zone siano pazzi: quando si spreme un chicco congelato quasi tutta la parte acquosa al suo interno rimane intatta ma le parti "nobili" (in questo caso soprattutto gli zuccheri e gli acidi) sono i primi a diluirsi in quella poca "polpa sciolta". Il risultato è quindi un mosto molto zuccherino che darà un vino particolarissimo che si chiama appunto "Icewine", cioè vino del ghiaccio. Per darvi un'idea di questo prodotto, pensate ad un grande Moscato Passito di Pantelleria, con più zucchero e acidità ma con molto meno alcol.