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2011-12-31

/*-*\ Quando Il nostro "amato" EURO ha compiuto 10 anni


L'euro compie dieci anni e si sentono tutti, anzi di più, nelle nostre tasche. A proposito dell'adeguamento dei prezzi con l'introduzione della moneta unica, avvenuto secondo l'assioma 1.000 lire uguale 1 euro, con relativo rincaro reale del 100 per cento - colpa del cambio a 1.936,27 -, si sono consumati fiumi di inchiostro e lacrime di nostalgia per le faccine di Maria Montessori e Caravaggio.

Al bivio dei due lustri il Codacons ha fatto un ulteriore calcolo, andando a guardare i prezzi agli ultimi giorni delle lire e non appena cominciarono a circolare i primi coloratissimi euro. Correva l'anno 2002, mese di gennaio. Quindi li ha confrontati coi listini di oggi, dicembre 2011. Risultato, in dieci anni i beni di largo consumo sono schizzati alle stelle, che nemmeno l'odiato spread. E gli italiani, in particolare il ceto medio, hanno subìto una perdita del potere d'acquisto pari al 39,7 per cento. Una vera mazzata, altro che i cin cin di Bruxelles.



È la lista della spesa a colpire per le variazioni percentuali di aumento, a tripla cifra. Il record assoluto è il +207,7% del prezzo di una penna a sfera, tuttavia «chi scrive più a mano nel 2012...», obietteranno i cantori della società digitale. Eppure un tramezzino al bar o un cono gelato fa gola a chiunque: bene, li paghiamo rispettivamente tre volte e due volte e mezzo in più. E il caffè in confezione da 250 grammi? +136,5%. Amaro. O il supplì, che a dire il vero è ormai un supplizio: +123,9%; stesso gusto di salasso di un chilo di biscotti frollini (+113.3%). Sopra quota +90 per cento anche due totem dell'italianità: la moda e la pizza. Un paio di jeans da uomo (di marca) e una «margherita» costano circa il 95% di più rispetto a 10 anni fa.

Che fare allora? Tentare un colpo di fortuna per potersi permettere tali «lussi», magari incassare una vincita al Lotto: ma per fare la giocata minima alla schedina servono quasi il doppio dei soldi. D'altronde, persino gesti semplici come salire su un tram a Milano son diventati abitudini da nababbi,
visto che il biglietto Atm risulta rincarato del 94,8%. Ma qui ci hanno messo del loro i sindaci Moratti prima e soprattutto Pisapia soltanto qualche mese fa, quando ha portato a 1 euro e 50 centesimi il ticket già «convertito» al prezzo di un euro con l'avvento del nuovo conio.





Di contro, ci sarebbero dei beni che non hanno risentito della stangata da euro, con aumenti al di sotto della soglia di inflazione decennale (2001-2011, +27,3%). È il caso di un chilo di zucchero (+22,4%), delle uova in confezione da sei (+16,5%), degli omogeneizzati (+11,2%) e dei cd, saliti di prezzo del «solo» 9,2%.
A conti fatti, considerate le manovre economiche che si sono succedute nel decennio, il caro-affitti e il caro-carburanti come costante, secondo l'associazione di consumatori una famiglia di quattro persone ci ha rimesso 10.850 euro dopo il passaggio all'euro e con il suo funzionamento a pieno regime.
La crisi, forse, per gli italiani è cominciata molto prima di quanto ci hanno fatto credere.