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2011-12-30

/*-*\ La bufala di facebook a pagamento

Non c'è dubbio: Facebook è il re incontrastato del nuovo millennio. Se si vogliono ritrovare gli amici delle elementari, pubblicare le foto dell'ultima festa di compleanno, gestire un ristorante – virtuale – o semplicemente tenersi in contatto con gli amici, la parola d'ordine è Facebook. Una chicca tecnologica con il vantaggio non indifferente di essere completamente gratis. Peccato che la pacchia stia per finire. Dal mese prossimo, infatti, Facebook sarà a pagamento. Vista la mole dei suoi utenti, i creatori non ce la fanno più a star dietro alle richieste e stanno rischiando la bancarotta. Se vorrete continuare a tenere attivo il vostro account, dovrete pagare un abbonamento mensile. E sicuramente lo faranno tutti; nessuno disdirà il suo account. Perché? Perché Facebook è un po' l'alter ego virtuale del forno a microonde: non l'abbiamo avuto per anni e mangiavamo lo stesso; ma una volta acquistato come pensare di cucinare senza?
Siete andati a vedere la data dell'articolo per capire esattamente qual è esattamente questo fantomatico mese prossimo? Fatica inutile. Perché Facebook sarà sempre a pagamento a partire dal mese prossimo. Come dire, che la notizia è totalmente falsa. Questa è una delle tante (ma proprio tante) bufale riferite al famoso social network. Ce ne sono di tutti i tipi. Le più gettonate – oltre a quella sopra citata – riguardano la possibilità di scoprire funzioni nascoste di Facebook (sono segrete, attenzione! Le diciamo solo a te... e ai cinquanta amici che devi invitare prima di ottenere la Verità), di verificare chi visita il nostro profilo (ma cosa mi interessa poi...), persino di aggiungere la musica al nostro profilo; oppure petizioni – assolutamente fasulle – che hanno il solo scopo di accumulare fan. Alcune solo assurde – stop al canone rai, al bollo auto, e così via – altre che invece sfruttano argomenti toccanti, come i bambini malati o gli animali maltrattati, facendo leva sul buon cuore delle persone e su fotografie strappalacrime. Come se avere un milione di fan per un gruppo li aiutasse per davvero (magari bastasse solo questo...). Ultimamente vanno di moda anche gli invii di foto dai titoli misteriosi, parzialmente oscurate, che stimolano la curiosità del ricevente; si viene invitati, per scoprire l'intera immagine, a diventare fan dell'applicazione. Un paio di click dopo, la foto è sempre oscurata. In compenso, si è involontariamente inviato un invito per l'applicazione “pacco” a tutti, ma proprio tutti, i nostri amici. Su Facebook stesso è nato un gruppo (questa volta vero!) volto a smascherare tutte queste leggende ('Le bufale su Facebook: non cascateci').
Ma perché tutte queste bufale? La risposta non è univoca. Alcune di esse – le foto nascoste, per esempio – sono create ad hoc per gioco o per motivi commerciali. È un modo ingegnoso (e fastidioso, oltre che tutt'altro che corretto) per attirare un gran numero di utenti nel proprio gruppo (gruppo che magari è in realtà di una ditta privata o di un'associazione che con l'argomento della bufala c'entrano come i cavoli a merenda). Altre, invece, e sono quelle davvero interessanti, seguono gli schemi delle leggende metropolitane 'classiche'. Prendiamo ad esempio una classica leggenda urbana, già smentita più volte ma ancora circolante: quella sul 'Sodium Laureth Sulfate'. È una della prime Xerox-lore – bufale così chiamate perché venivano diffuse attraverso fotocopie fatte girare per gli uffici. Si invitavano i destinatari delle missive a controllare che sull'elenco ingredienti di dentifrici, bagnoschiuma e shampoo non ci fosse la scritta Sodium Laureth Sulfate, o SLS, avvertendo che tale sostanza era pericolosissima, utilizzata per pulire i pavimenti dei garage e potenzialmente cancerogena. In realtà l'SLS è semplicemente una sostanza utilizzata per ottenere la schiuma nei prodotti per l'igiene personale. Ora prendiamo la bufala di introduzione, 'Facebook a pagamento', e confrontiamo le due leggende.




A prima vista sembrano totalmente diverse. Eppure un filo conduttore c'è. In entrambe abbiamo una persona che sa qualcosa di importante che le autorità, per motivi diversi, non comunicano alla massa. Nel primo caso le autorità sono le industrie produttrici di prodotti chimici, nel secondo i proprietari della piattaforma. In entrambe la 'cosa importante' è un pericolo o una minaccia; più grave nella leggenda sull'SLS, la possibile malattia indotta dall'uso dei prodotti; più venale nella seconda, il canone mensile. In entrambe c'è la volontà da parte del depositario della supposta Verità di mettere al corrente quante più persone possibile di tale losco segreto. Il destinatario dell'appello si sente parte attiva del processo; spinto dalla convinzione di fare una buona azione per il bene della comunità, condivide la sua conoscenza con quanti amici possibile, contribuendo a far dilagare a macchia d'olio la falsa notizia. Come si vede, quindi, sia la 'vecchia' leggenda che la nuova seguono uno stesso schema di base. È cambiato il mezzo: dalla distribuzione manuale di fotocopie al semplice click sul tasto 'condividi'. Ma i tratti in comune rimangono ben visibili. Segno tangibile che le leggende metropolitane, che fondano le loro radici nelle leggende dell'antichità, fanno parte della nostra cultura e che, un po' come il rock'n'roll di Danny Rapp, 'sono qui per rimanere', in quanto parte integrante di quel complesso e affascinante universo che è la natura umana