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2014-12-04

Risolvere il debito pubblico

01 IL DEBITO PUBBLICO
COSA E QUANTO E’

Il debito pubblico è il debito accumulato nel corso del tempo dalle strutture della pubblica amministrazione : stato, regioni, provincie , comuni.
      d

Al 31 dicembre del 2013 il debito pubblico italiano supera i 2000 miliardi di euro, 2067 miliardi per la precisione ed è quasi tutto a carico dello stato. Di seguito l’andamento del debito negli ultimi 10 anni.

Anno
Debito
PIL
 % sul PIL
1.512.779
1.429.479
105,83%
1.582.009
1.485.377
106,51%
1.602.115
1.546.177
103,60%
1.666.603
1.567.761
106,30%
1.763.864
1.519.702
116,10%
1.843.015
1.548.816
119,00%
1.897.900
1.580.220
120,10%
1.988.363
1.565.000
127,00%
2.067.500
1.559.200
132,60%
COME SI FORMA

Il debito è la somma dei deficit , ossia delle differenze che si creano nei singoli anni fra le entrate e le uscite della finanza pubblica. Ci sono varie ipotesi che possono avverarsi ogni anno a secondo della quale avviene un incremento o una diminuzione del debito pubblico.

1)      Le entrate ( tasse ) e le uscite ( spese dello stato ) sono uguali , quindi si parla di pareggio di bilancio , il deficit è pari a zero e il debito pubblico rimane invariato
2)      Le tasse risultano superiori alle spese , quindi si parla di un avanzo di bilancio , il deficit è positivo e il debito scende della differenza tra entrate e uscite.
3)      Le tasse sono inferiori alle spese c’è un deficit per aumento di uscite , il deficit è negativo e il debito aumento dell’importo del deficit.

In Italia dal dopoguerra tutto è aumentato: il prodotto interno lordo ( famoso PIL ) , il gettito fiscale, la spesa pubblica . Quest’ultima è cresciuta in percentuale maggiore e ciò ha generato debito.
Ha ragione chi afferma che si siamo indebitati perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità ?

E’ parzialmente vero : ci sono gli interessi che stravolgono tutto.

Per capire meglio ci vogliono nozioni minime di bilancio pubblico; il bilancio pubblico è il documento che registra le entrate e le uscite della pubblica amministrazione. Per capire se si sta producendo nuovo debito bisogna analizzare i saldi posti a due livelli.
Il primo livello è il SALDO PRIMARIO
E’ un saldo parziale che mette a confronto le entrate totali con le spese per servizi, investimenti e previdenza sociale. Ad identificare meglio la loro centralità e indispensabilità , tali spese sono anche dette primarie. Il risultato può evidenziare un risparmio ( avanza primario) , un eccesso di spese ( disavanzo primario ) una parità ( pareggio primario ) .
Il secondo livello è il SALDO DI BILANCIO
E’ il saldo finale che mette a confronto le entrate totali con le uscite totali , ma stavolta compreso le eventuali SPESE PER INTERESSI , il risultato finale può essere in avanzo , un deficit o un pareggio di bilancio
IN CONCLUSIONE UN AVANZO PRIMARIO NON PRODUCE AUTOMATICAMENTE UN DECREMENTO DEL DEBITO .


IL MACIGNO DEGLI INTERESSI

Gli anni bui del debito pubblico sono stati nel trentennio 1980 – 2011; per 14 anni abbiamo avuto spese per servizi superiori alle entrate, ma negli altri 18 siamo stati al di sotto producendo un risparmio netto di 484 miliari. Quindi teoricamente il debito sarebbe dovuto scendere di questa cifra invece è cresciuto di circa 1600 miliardi C’e’ qualcosa che non torna…
Abbiamo pagato 2141 miliardi di interessi!!!!!

Come abbiamo detto nonostante un avanzo primario il debito aumentava perché gli interessi andavano dal 12% al 20% , bisognerà attendere il 1996 per vederli spendere sotto il 9%. In gran parte gli interessi erano così aumentati per  “colpa”  di alcune scelte del presidente degli Stati Uniti Reagan che aveva bisogno di soldi per finanziare lo scudo spaziale. Non volendo alzare le tasse, si finanziava richiamando capitali dal resto del mondo offrendo alti tassi di interesse. Gli altri paesi assetati di prestiti non avevano altra scelta che offrire di più.
Allora tutto era facile nei confronti del debito, bastata stampare altro denaro e si pagavano i debiti. Arriva l’EURO e questo non si può più fare ed ecco che il debito pubblico diventa un problema enorme per tutti quei paesi che ne hanno tanto e non possono più stampare moneta.


DICONO CHE SIAMO UN POPOLO DI SPRECONI , IN REALTA’ SIAMO UN POPOLO DI RISPARMIATORI SPENNATI





Di seguito riportiamo tutto l’evolversi del debito pubblico dall’unità d’Italia


Anno
Debito nominale
Debito reale
PIL nominale
PIL reale
Rapporto Dn/Pn
2012
1.988.658,00
1.988.658,00
1.565.916,00
1.565.916,00
127,00
2011
1.906.737,00
1.906.737,00
1.579.659,00
1.579.659,00
120,71
2010
1.843.014,66
1.843.014,66
1.572.388,00
1.572.388,00
117,21
2009
1.763.864,41
1.791.204,31
1.520.870,00
1.544.443,49
115,98
2008
1.666.603,34
1.705.101,88
1.567.851,17
1.604.068,53
106,30
2007
1.602.115,52
1.692.154,41
1.546.177,39
1.633.072,56
103,62
2006
1.584.096,22
1.701.794,57
1.485.377,34
1.595.740,88
106,65
2005
1.514.408,43
1.659.488,76
1.429.479,26
1.566.423,38
105,94
2004
1.445.826,03
1.611.228,53
1.391.530,16
1.550.721,21
103,90
2003
1.394.338,92
1.584.805,62
1.335.353,72
1.517.763,04
104,42
2002
1.368.897,08
1.594.080,65
1.295.225,72
1.508.290,35
105,69
2001
1.358.350,80
1.620.376,67
1.248.648,10
1.489.512,32
108,79
2000
1.300.268,73
1.592.569,14
1.191.057,32
1.458.807,01
109,17
1999
1.281.549,92
1.609.883,01
1.127.091,09
1.415.851,82
113,70
1998
1.254.388,06
1.600.599,16
1.091.361,49
1.392.577,26
114,94
1997
1.238.171,66
1.608.384,99
1.048.766,49
1.362.347,67
118,06
1996
1.213.508,31
1.603.651,23
1.003.777,62
1.326.492,12
120,89
1995
1.151.488,82
1.580.994,15
947.338,66
1.300.695,97
121,55
1994
1.069.415,10
1.546.908,94
877.708,09
1.269.604,76
121,84
1993
959.713,46
1.442.833,22
829.758,08
1.247.458,29
115,66
1992
849.920,48
1.331.485,42
805.681,78
1.262.181,07
105,49
1991
755.010,88
1.246.749,47
765.806,10
1.264.575,61
98,59
1990
667.847,73
1.173.542,03
701.352,01
1.232.415,75
95,22
1989
591.618,70
1.103.013,90
634.021,21
1.182.069,14
93,31
1988
524.528,44
1.042.552,73
577.455,08
1.147.749,72
90,83
1987
463.083,44
966.038,36
519.650,59
1.084.043,09
89,11
1986
404.335,88
882.422,62
475.030,68
1.036.706,96
85,12
1985
347.592,62
804.850,71
429.648,79
994.851,77
80,90
1984
286.744,39
721.047,44
382.830,72
962.666,14
74,90
1983
232.385,48
646.194,30
334.832,90
931.069,85
69,40
1982
181.567,83
580.563,14
287.552,25
919.448,33
63,14
1981
142.427,14
529.843,20
243.632,43
906.337,01
58,46
1980
114.065,98
503.681,15
203.382,84
898.077,63
56,08
1979
94.800,49
507.125,74
162.758,62
870.660,98
58,25
1978
79.091,78
489.680,94
133.047,80
823.738,85
59,45
1977
62.459,56
434.837,21
113.100,35
787.393,32
55,22
1976
52.317,52
430.159,88
93.078,46
765.300,40
56,21
1975
41.899,43
401.413,30
73.975,51
708.714,96
56,64
1974
32.403,78
363.738,91
64.586,02
724.991,03
50,17
1973
25.780,29
345.659,55
50.911,22
682.612,53
50,64
1972
20.107,86
297.560,13
42.154,74
623.814,25
47,70
1971
16.145,92
252.355,89
38.486,46
601.531,85
41,95
1970
13.086,60
214.766,81
35.267,44
578.780,98
37,11
1969
11.284,24
194.604,62
27.865,58
480.561,47
40,50
1968
10.024,68
177.735,57
24.602,07
436.189,71
40,75
1967
8.587,50
154.195,43
22.220,88
398.993,72
38,65
1966
7.837,24
143.538,27
20.456,13
374.651,95
38,31
1965
6.140,02
114.704,78
17.008,45
317.743,37
36,10
1964
5.468,76
106.603,09
16.645,69
324.476,10
32,85
1963
4.989,91
103.036,15
15.339,45
316.742,72
32,53
1962
4.642,54
103.069,03
13.586,65
301.637,17
34,17
1961
4.282,98
99.935,63
12.081,29
281.895,13
35,45
1960
4.032,14
96.833,05
10.938,43
262.689,58
36,86
1959
3.892,79
95.969,34
10.161,13
250.503,30
38,31
1958
3.543,38
86.989,62
9.260,23
227.337,68
38,26
1957
3.310,83
85.174,74
8.568,49
220.433,81
38,64
1956
3.146,65
82.514,29
7.829,51
205.312,33
40,19
1955
2.978,29
81.985,47
7.128,47
196.230,49
41,78
1954
2.710,01
76.694,64
6.375,35
180.425,58
42,51
1953
2.422,60
70.404,15
5.848,03
169.952,01
41,43
1952
2.136,59
63.301,18
5.090,40
150.814,26
41,97
1951
1.864,37
57.582,75
4.585,32
141.621,73
40,66
1950
1.582,05
53.609,19
3.638,39
123.290,10
43,48
1949
1.422,45
47.553,78
3.215,92
107.511,00
44,23
1948
1.214,44
41.194,90
2.742,30
93.021,42
44,29
1947
914,77
32.854,33
1.995,21
71.658,84
45,85
1946
743,69
43.286,48
1.858,20
108.156,70
40,02
1945
566,70
38.928,21
781,76
53.701,49
72,49
1944
391,66
52.989,01
422,36
57.142,72
92,73
1943
257,32
154.709,97
238,39
143.329,60
107,94
1942
190,45
192.027,59
180,83
182.327,76
105,32
1941
137,22
159.914,93
218,69
254.860,75
62,75
1940
96,71
130.407,51
119,21
160.744,89
81,13
1939
79,38
124.914,28
104,12
163.841,35
76,24
1938
73,41
120.622,07
95,49
156.906,76
76,88
1937
68,65
121.462,71
89,21
157.848,33
76,95
1936
65,25
126.371,98
79,60
154.159,18
81,98
1935
60,02
125.022,94
73,53
153.163,71
81,63
1934
59,36
125.403,57
67,47
142.531,60
87,98
1933
56,55
113.301,14
66,29
132.811,09
85,31
1932
55,30
104.246,56
71,46
134.715,06
77,38
1931
71,92
132.023,01
99,29
182.259,08
72,44
1930
83,11
137.828,68
130,19
215.907,21
63,84
1929
83,05
133.363,21
142,15
228.267,85
58,42
1928
82,77
135.038,74
140,94
229.939,28
58,73
1927
84,38
127.582,42
143,99
217.710,00
58,60
1926
84,86
117.307,49
167,87
232.057,71
50,55
1925
92,90
138.529,22
89,52
133.496,40
103,77
1924
103,05
172.620,35
72,51
121.469,53
142,11
1923
98,88
171.465,94
69,04
119.722,06
143,22
1922
90,91
156.732,09
63,58
109.610,52
142,99
1921
91,38
156.597,43
59,68
102.277,73
153,11
1920
90,94
184.375,62
56,66
114.875,78
160,50
1919
56,36
150.153,47
41,44
110.415,08
135,99
1918
36,21
97.931,26
36,53
98.788,74
99,13
1917
26,62
100.389,73
27,49
103.682,69
96,82
1916
15,92
84.922,68
19,26
102.733,60
82,66
1915
12,61
84.176,82
15,69
104.763,99
80,35
1914
9,97
71.212,52
13,39
95.657,89
74,45
1913
9,36
66.855,48
13,09
93.521,18
71,49
1912
9,05
64.770,80
12,47
89.268,08
72,56
1911
8,78
63.410,24
11,90
85.952,81
73,77
1910
8,74
64.691,22
10,80
79.902,28
80,96
1909
8,52
64.808,98
10,94
83.243,63
77,85
1908
8,38
61.962,38
10,02
74.095,77
83,62
1907
8,22
60.156,59
10,42
76.269,88
78,87
1906
8,10
62.076,94
9,24
70.826,62
87,65
1905
8,06
62.918,03
8,74
68.227,03
92,22
1904
7,98
62.361,69
8,53
66.641,99
93,58
1903
7,92
62.646,76
8,62
68.210,72
91,84
1902
7,89
64.259,69
7,87
64.088,57
100,27
1901
7,91
63.984,82
8,10
65.524,70
97,65
1900
7,98
64.624,25
7,96
64.450,17
100,27
1899
7,96
64.755,96
7,48
60.849,48
106,42
1898
7,97
63.819,69
7,43
59.469,99
107,31
1897
7,87
63.445,70
6,74
54.316,83
116,81
1896
7,75
62.337,58
6,92
55.638,19
112,04
1895
7,61
60.936,99
6,92
55.434,45
109,93
1894
7,65
60.915,83
6,73
53.592,57
113,66
1893
7,34
58.187,87
6,80
53.878,46
108,00
1892
7,30
56.614,08
6,65
51.587,59
109,74
1891
7,23
55.588,35
7,19
55.308,65
100,51
1890
7,01
53.723,38
6,96
53.303,45
100,79
1889
6,96
55.236,73
6,37
50.551,33
109,27
1888
6,82
55.043,03
6,25
50.460,14
109,08
1887
6,59
53.856,13
6,33
51.699,24
104,17
1886
6,47
52.754,73
6,77
55.203,02
95,56
1885
6,42
52.287,35
6,47
52.662,67
99,29
1884
6,46
53.778,22
5,87
48.889,29
110,00
1883
6,48
52.896,65
5,68
46.400,57
114,00
1882
6,58
51.989,86
6,15
48.588,66
107,00
1881
6,10
47.052,21
5,87
45.242,51
104,00
1880
5,54
39.970,15
6,37
45.942,70
87,00
1879
5,60
41.883,78
6,09
45.525,85
92,00
1878
5,60
41.364,02
6,22
45.960,02
90,00
1877
5,56
39.555,08
6,54
46.535,39
85,00
1876
5,49
40.635,56
5,78
42.774,27
95,00
1875
4,83
37.828,01
5,75
45.033,34
84,00
1874
4,80
32.192,36
6,40
42.923,15
75,00
1873
5,09
34.957,92
7,27
49.939,89
70,00
1872
5,00
36.405,10
6,33
46.082,40
79,00
1871
4,88
40.157,00
5,61
46.157,47
87,00
1870
4,71
39.954,90
4,91
41.619,68
96,00
1869
4,32
37.176,36
5,02
43.228,32
86,00
1868
4,21
36.449,31
5,13
44.450,38
82,00
1867
3,96
35.668,36
5,08
45.728,67
78,00
1866
3,39
31.283,83
4,40
40.628,35
77,00
1865
2,98
27.787,45
3,82
35.624,94
78,00
1864
2,60
23.839,50
3,71
34.056,42
70,00
1863
2,14
19.082,82
3,57
31.804,69
60,00
1862
1,82
15.757,18
3,96
34.254,75
46,00
1861
1,67
14.546,68
3,71
32.325,95
45,00

IL DEBITO COME RAPPORTO

Più che il valore assoluto del debito, interessa il rapporto col prodotto interno lordo (PIL) perché indica quanto è grande in rapporto alle forze del paese. Per avere un termine di paragone, è come una famiglia che ha un debito di 10000 euro ma guadagna 2000 euro al mese e un precario con un debito di 5000 euro ma guadagna 500 euro al mese, ovviamente per il secondo il debito sarà di gran lunga più problematico.
La classifica del debito
Di seguito la classifica dei paesi europei stilata in base ai dati Eurostat che indicando il rapporto debito/pil nel quarto trimestre del 2013:
  1. Grecia: 175,1% rapporto debito/Pil
  2. Italia: 132,6% Rapporto debito/Pil
  3. Irlanda: 123,7% Rapporto debito/Pil
  4. Portogallo: 129% Rapporto debito/Pil
  5. Cipro: 111,7% Rapporto debito/Pil
  6. Belgio: 101,5% Rapporto debito/Pil
  7. Spagna: 93,9% Rapporto debito/Pil
  8. Francia: 93,5% Rapporto debito/Pil
  9. Regno Unito: 90,6% Rapporto debito/Pil
  10. Ungheria: 79,2% Rapporto debito/Pil
  11. Germania: 78,4% Rapporto debito/Pil
  12. Austria: 74,5% Rapporto debito/Pil
  13. Olanda: 73,5% Rapporto debito/Pil
  14. Malta: 73% Rapporto debito/Pil
  15. Slovenia: 71,7% Rapporto debito/Pil
  16. Croazia: 67,1% Rapporto debito/Pil
  17. Polonia: 57% Rapporto debito/Pil
  18. Finlandia: 57% Rapporto debito/Pil
  19. Slovacchia: 55,4% Rapporto debito/Pil
  20. Repubblica Ceca: 49% Rapporto debito/Pil
  21. Danimarca: 44,5% Rapporto debito/Pil
  22. Svezia: 40,6% Rapporto debito/Pil
  23. Lituania: 39,4% Rapporto debito/Pil
  24. Lettonia: 38,1% Rapporto debito/Pil
  25. Romania: 38,4% Rapporto debito/Pil
  26. Lussemburgo: 23,1% Rapporto debito/Pil
  27. Estonia: 10% Rapporto debito/Pil
CHI SONO I CREDITORI

Poco meno del 10% del nostro debito pubblico è per somme dovute a fornitori o altri creditori diretti. Il resto è per prestiti ottenuti dal mercato finanziario in cambio di titoli di stato.

 
Riepilogando, i Titoli di Stato Italiani sono detenuti come segue:
- il 30% Detentori esteri
- il 10,6% da Banca d’Italia e BCE
- il 42,2% da Banche, Fondi Comuni ed Assicurazioni Italiane
- il 10% dalle Famiglie Italiane
- il 7,2% da altri gestori Italiani

Il debito pubblico diventa un problema maggiore quando è trasformato in oggetto di speculazione da parte dei mercati, che possono agire indisturbati per decisione degli stati ad abdicare alla propria sovranità. Il problema degli stati è che debbono ricorrere periodicamente ai mercati per rifinanziare il proprio debito. In altre parole devono chiedere nuovi prestiti per restituire quelli in scadenza. I mercati usano la speculazione al ribasso per imporre ogni volta tassi di interesse più alti. Il danno non è solo per le casse pubbliche , lo è anche per le banche che si vedono ridurre il valore dei titoli di stato in loro possesso. Nell’insieme si può scatenare una sfiducia verso l’intero sistema economico tale da provocare il tracollo della moneta. Il mercato considera i titoli del debito pubblico come valori vendibili e prima che arrivino a scadenza possono passare varie volte di mano. La speculazione interviene in questo circuito chiamato mercato secondario, per manipolare i prezzi e guadagnare in più tempi.

LE NOSTRE PROPOSTE

Perché il Giappone con un debito pubblico quasi del 250%, mentre noi con “solo” il 120% di debito pubblico e i tassi di interesse sui nostri Buoni del Tesoro ci stanno mandando in crisi?
Semplice, perché i giapponesi (cittadini privati, aziende, istituzioni pubbliche, banche nazionali) possiedono oltre il 90% di tutto il debito “pubblico” nazionale, mentre noi italiani, (che siamo più furbi), il nostro debito pubblico lo abbiamo ceduto volentieri agli stranieri, per circa il 35%, mentre un altro 45%, circa, è posseduto da banche, assicurazioni, fondi comuni.
Pertanto, mentre in Giappone i detentori del debito pubblico sono molto patriottici e si accontentano di avere dall’1% al 1,5% di interesse, qui da noi i detentori pensano solo al proprio tornaconto e chiedono interessi sempre più alti, minacciando di non acquistare i titoli di stato. E noi cittadini italiani, ne paghiamo le conseguenze in termini di aumento del costo del denaro.

La politica per risanare il debito pubblico si effettua percorrendo due strade, aumentare sempre di più i soggetti privati italiani che possiedono il debito pubblico e rendere i titoli di stato non negoziabili ma incassabili solo alla scadenza con un tasso prestabilito all’acquisto.
Avendo per ipotesi il debito pubblico italiano tutto in mano di privati italiani, gli interessi andrebbero tutti ai cittadini e quindi sarebbe in generale un costo quasi nullo per lo stato in quanto gli interessi passivi ritornerebbero quasi interamente nell’economia nazionale.
Evitando che  i titoli possono essere scambiati si azzererebbe di colpo la speculazione.
In che modo si riesce a far comprare i titoli di stato agli italiani? In parte lo stato deve riguadagnare la fiducia persa e in parte deve in prima persona dare il buon esempio in primis pagando parte degli stipendi dei parlamentari e degli alti dirigenti statali con titoli di stato a medio lungo termine e ai lavoratori dipendenti trasformare il TFR in titoli di stato.