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2012-10-03

L'Acne vinta con un virus


Brufoli, foruncoli e cicatrici: questi sono i segni dell’acne, l’incubo di molti adolescenti. Un problema che in futuro potrebbe essere gestito anche grazie a una crema virale. I ricercatori della University of Pittsburg e della University of California di Los Angeles hanno infatti identificato un gruppo di virus in grado di infettare e uccidere i batteri responsabili dell’acne. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista open-access mBio.
L’acne è un’infiammazione del follicolo pilifero e della ghiandola sebacea correlata, legata all’azione di alcuni batteri, tra cui il Propionibacterium acnes. Questo microrganismo si trova normalmente sulla pelle, ma durante la pubertà prolifera in maniera eccessiva ostruendo il follicolo e scatenando l’infezione. E l’uso di antibiotici solo in alcuni casi si rivela efficace, perché spesso i batteri sviluppano resistenza.
I ricercatori americani hanno quindi cercato di capire se i microrganismi responsabili delle infezioni potessero essere eliminati ricorrendo a un’altra arma: i batteriofagi (o fagi), ovvero virus che infettano i batteri. Per farlo hanno quindi analizzato l’abbondanza e le caratteristiche dei fagi presenti sulla pelle di un gruppo di giovani volontari con e senza acne.
Gli scienziati hanno sequenziato e analizzato l’intero genoma di undici ceppi di virus, isolati dai batteri presenti nei micro-comedoni (i comuni punti neri), osservando come questi mostrassero una bassa variabilità genetica. Ovvero, i fagi erano molto simili tra loro, con un grado di omologia a livello del Dna superiore all’85%. Un grado di somiglianza elevato, molto più alto di quanto si osserva normalmente per i fagi, e forse riconducibile alle condizioni estreme dell’ambiente del follicolo pilifero dove vivono i P. acnes. Inoltre le analisi hanno mostrato che tutti i fagi producono l’endolisina, un enzima che catabolizza (ossia riduce a pezzettini) la parete che circonda i batteri e che permette ai virus di penetrare nei microrganismi, causandone poi la lisi.
L’aspetto più interessante dello studio, secondo i ricercatori, è che la somiglianza non è solo di tipo genetico ma anche “comportamentale”: i batteriofagi erano in grado di infettare e uccidere la maggior parte delle specie di P. acnes trovate sulla pelle dei volontari. Nello specifico dei 27 ceppi batterici testati, solo due mostravano forme di resistenza.
Le implicazioni terapeutiche di questi risultati sono notevoli, come spiegano i ricercatori. Capire i meccanismi di interazione tra i fagi e i batteri ospiti potrebbe, infatti, permettere di sviluppare trattamenti anti-acne più efficienti; sia di tipo sistemico, mediante l’uso di particelle virali integre, sia di tipo topico, con la produzione di creme e lozioni contenenti le endolisine estratte dai batteriofagi.