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2012-02-22

Chi ha inventato il SUDOKU


Quando uscì questo gioco, una decina di anni fa, si pensò che esso avrebbe attirato poche persone (preferibilmente matematici ed esperti informatici) invece in pochissimo tempo il sudoku è diventato straordinariamente popolare tanto da mettersi in concorrenza con altri passatempi, e primi fra tutti i cruciverba.

    Negli ultimi tempi sta ottenendo un travolgente successo internazionale per molti versi inspiegabile, ma certamente favorito dal fatto di basarsi su regole estremamente semplici e di richiedere solo una forma di logica essenziale in possesso di tutte le persone compresi i bambini.

   Il sudoku è un gioco solitario nel quale al solutore viene proposta una griglia di 9 x 9 = 81 celle ciascuna delle quali può contenere un numero da 1 a 9 oppure essere vuota. La griglia è a sua volta divisa in 9 sottogriglie di 3 x 3 = 9 celle contigue. La regola è unica e molto semplice: il giocatore deve riempire le celle vuote con le cifre da 1 a 9 in modo che nessuna di esse si presenti due volte nella stessa riga, colonna o sottogriglia. Ogni schema ha una soluzione unica.
    
Non tragga in inganno il fatto che nel gioco compaiano dei numeri: la matematica non c’entra per nulla. Infatti non è richiesta alcuna operazione per completare lo schema il quale in teoria potrebbe essere composto da qualsiasi insieme di 9 simboli diversi (lettere, colori, figure di animali, ecc.)

   Il sudoku tuttavia è per matematici e informatici fonte di numerosi e stimolanti problemi. Prima di parlarne vediamo di fare la storia di questo passatempo.
Gli antenati del sudoku sono i “quadrati magici” noti in Cina 3000 anni prima di Cristo. La leggenda narra di un pescatore che trovò lungo le rive del fiume Lo (un affluente del fiume Giallo) una tartaruga che portava incisi sul dorso degli strani segni geometrici che i matematici presenti a corte interpretarono come un quadrato di numeri con somma costante 15 su ogni riga, colonna o diagonale. Questo schema di nove numeri venne battezzato LO SHU e diventò uno dei simboli sacri della Cina.

Il gioco è nato in Giappone nel 1984 e il suo nome deriva da una frase in lingua giapponese che significa approssimativamente “sono ammessi solo numeri singoli” (SUji wa DOKU-shin ni kagirua) che è stata abbreviata in SU che significa numero e DOKU che significa solitario. Il gioco in realtà era apparso per la prima volta in una rivista americana nel 1979 con il nome di Number Place (“piazzare il numero”), proposto da un architetto che poco dopo morì senza lasciare eredi. Cinque anni più tardi approdò in una rivista giapponese dove fu notato da un certo Wayne Gould, che faceva il giudice a Hong Kong e non conosceva il giapponese. Senza sapere esattamente di cosa si trattasse lo portò in occidente dove venne pubblicato su alcune riviste con il nome di Sudoku. È interessante notare che la rivista giapponese che per prima pubblicò il gioco depositò il nome così che gli imitatori in Giappone lo chiamano Number Place mentre in occidente è chiamato con il nome giapponese.

   Verso la fine del 2004 il “Times” di Londra accettò la proposta di Gould, che nel frattempo aveva elaborato un programma per generare automaticamente griglie di sudoku, di pubblicare il gioco sul giornale. Al Times seguì il Daily Telegraph e subito dopo altre decine di giornali di tutto il mondo. Oggi, in Italia, questo gioco è pubblicato su quasi tutti i quotidiani e settimanali riscuotendo molti consensi. Frattanto Gould grazie al sudoku è diventato milionario: egli è probabilmente l’unica persona al mondo che si è arricchita traendo profitto da un gioco che non ha inventato.