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2012-03-13

Angkor Vat in Cambogia è una delle piu' grandi citta' antiche ancora esistenti


testo di Hannes Schick 


Senza dubbio Angkor Vat, la città sacra nascosta nella foresta pluviale cambogiana, stimola l'immaginazione e stuzzica la fantasia.
Ma questa collezione di meravigliose cattedrali e monasteri buddisti, con templi alti come montagne e bassorilievi ineguagliabili, rende necessari i superlativi.
Angkor è stata descritta come un Atlantide tropicale, una magica foresta di pietre, un miracolo architettonico, la Thule dei desideri e sogni. Negli ultimi decenni è stato possibile solo a pochi vedere questo patrimonio dell'umanità. Perché recarsi ad Angkor Vat significava esporsi al pericolo dei Khmer Rossi e delle mine collocate nei templi e nei d'intorni.
Oggi è possibile visitare Angkor con una certa facilità e in relativa sicurezza.
Oltre ai voli diretti dalla Thailandia, dalla capitale Phnom Penh partono veloci imbarcazioni per la città di Siem Reap. Si viaggia sulle acque del lago Tonlè Sap, che nutre la Cambogia, e come un vero cuore si contrae e si espande con il ritmo dei monsoni, trasformandosi da lago in immensa risaia.
A seconda della stagione, al momento del vostro arrivo la città di Siem Reap sarà distante da 800 metri fino a sei chilometri dalla riva del Tonlè Sap. Questo a causa di una marea da record, provocata dal fiume Mekong.
Arrivati e sistemati a Seam Reap si raggiungono i 400 chilometri quadrati di questo immenso parco archeologico in moto o in macchina, accompagnati da una guida esperta.


Angkor, la capitale dell'impero khmer, si è sviluppata nell'arco di 500 anni. Dalla sua fondazione nel IX secolo, fino al declino nel XIV secolo d.C. Nel 889 re Yashovarman I eredita i due reami, Fou-Nan e Tchen-la, che fonde in un impero, per il quale costruisce una capitale che porta il suo nome.
I cambogiani però la chiamano semplicemente Angkor, che nella lingua khmer significa “capitale”.
In onore del fondatore i suoi successori costruiscono il tempio di Prasat Kravan e il santuario di Baksei Chambrong.
Poi Angor entra in un periodo di guerre di successione, durante il quale la capitale viene trasferita a Koh Ker.
Solo sotto il regno di RajendravarmanII, Angkor ridiventa all'inizio del x secolo, il centro di un'unità ritrovata. Più ricca e più potente che mai, la città si lancia nella costruzione di nuove opere (eseguite da migliaia di schiavi). Nasce il Mebon orientale, il Lolei, il Pre' Rup, la raffinata cittadella delle donne, Bantteay Srei, i grandi bacini idrici, il tempio del palazzo reale.
Phimeanakas, è una quantità di santuari minori.
Quando il grande Rajendravarman lascia il posto a suo figlio Jayavarman V, all'inizio del secolo XI, una nuova guerra di successione scuote l'impero. Uno dei due pretendenti al trono regna appena il tempo per poter completare il tempio Ta Keo.

Poi la dinastia di Suryavarman I riporta la calma e la pace.
Suryavarman I non realizza importanti opere ad Angkor, si limita a restaurare i templi e il palazzo reale. Sarà suo figlio Udayadithyavarman ad intraprendere lavori giganteschi. Costruisce un immenso lago artificiale, lungo otto chilometri e largo due chiamato Barai orientale.
Il Barai allo stesso tempo costituisce bagno sacro e riserva d'acqua. Il centro del lago viene decorato con un elegante tempio, il Mebon occidentale, costruito nello stesso periodo della piramide di Baphuon, l'altra struttura lasciata da Udayadithyavarman.
Nel 1113 un principe senza scrupoli s'impossessa del potere: Suryavarman II.
E' un insaziabile conquistatore che sottomette il popolo dei cham e quello dei vietnamiti.
Allarga considerabilmente l'area d'influsso khmer, s'attira l'odio dei cham che in futuro si sarebbe rivelato disastroso per l'impero.
Paradossalmente è a quel guerriero irriducibile che si deve la costruzione più elegante e maestosa del complesso di Angkor: Angkor Vat.
Dedicato a Vishnu, questo “tempio-montagna” costituisce il simbolo della Cambogia sia per i realisti che per i khmer rossi.
E mentre Suryavarman II costruisce Angkor Vat, fa erigere anche il Thommanon e l'imponente Beateay Samrè.
Dopo il trentaduesimo anno del regno di Suryavarman II l'impero entra in una lunga fase di instabilità sotto il governo di una successione di re che non lasciano tracce significanti. Questo periodo dura fino all'avvento, verso il 1181, di Jayavarman VII. Fu' lui a sconfiggere i cham che avevano osato sfidare il potere dei khmer saccheggiando la capitale. Fino alla sua caduta, Angkor Vat era considerata inespugnabile.
Dopo l'invasione dei cham, Jayavarman VII, che contrariamente ai suoi predecessori induisti è di fede buddista, concentra i suoi sforzi sulla ricostruzione e la protezione del paese e della capitale.
Fa alzare massicce mura di cinta intorno alla nuova capitale, aggiungendo un fossato largo oltre cento metri.
Con la costruzione di immensi templi-montagne cerca inoltre di assicurarsi la protezione degli dei.
I templi più noti da lui costruiti sono il Beantaeay Prei, Neak Pean, Ta Som e Ta Nei.
La più bella delle opere da lui realizzate rimane senza dubbio la grande città reale: Angkor Thom con al suo centro il tempio supremo, il Bayon e la sua foresta di teste di Buddha.
Jayavarman VII fu l'ultimo dei grandi sovrani d'Angor. Dopo i suoi quaranta anni di regno, indebolito da una serie di attacchi dei siamesi, Angkor imbocca la lunga via del declino.
Ancora nel 1926 un viaggiatore cinese, Tcheou Ta Kouan, arrivando a Angkor Thom espresse parole che rimasero famose: “Saluto la perfezione”. Nel suo libro Tcheou descriva le feste, le cerimonie e i costumi degli angoriani, come anche le sfilate delle armate con gli elefanti e quelle delle fanciulle ornate di fiori.
Ma il lusso incomparabile di Angkor, decantato per secoli dai commercianti di passaggio stava svanendo. Nel 1430 la corte abbandona la capitale a causa degli attacchi dei siam. Lasciata al saccheggio l'antica città perderà molte delle sue ricchezze come i sontuosi Buddha d'oro, ricoperti di pietre preziose.
Nel corso dei secoli successivi Angkor cade nell'oblio diventando una città fantasma, coperta dalla vegetazione, capitale solo di un regno di animali selvaggi. Avvicinarsi alle rovine è un'avventura che pochi viaggiatori intraprendono. E neanche gli stessi khmer sanno granché sulla loro antica capitale.

A metà del XVI secolo un re cambogiano scopre la città perduta per caso, durante una battuta di caccia. Fa togliere la vegetazione e stabilisce la sua corte in mezzo a templi e monumenti da lui restaurati.
Nelle corti europee di quell'epoca si parla dello splendore di una città reale nella foresta tropicale, paragonandola a Roma e Babele.
Partirono allora esploratori con il cuore romantico per vederla.
Al loro ritorno aggiungono misteri e leggende con i loro racconti di Angor La Grande.
Alla fine del secolo scorso il governatore francese per la Cambogia s'istalla lì. Per i colonialisti Angkor diventa il simbolo dell'unità indocinese. Nel 1907 viene restituita alla sovranità cambogiana.
Segue un lungo periodo di ricerche archeologiche e di conservazione, interrotto nel 1972 dalla guerra civile e dai saccheggiatori di Pol Pot, che utilizzarono le pietre dei templi per erigere il monumento dell'amicizia khmer-vietnamita. Le truppe dei Khmer rossi dislocate nell'area si divertirono a minare o decapitare molte delle statue di culto. Anche in seguito, sotto l'occupazione vietnamita, il saccheggio di Angkor continuò.
In quel periodo il mercato d'arte fu invaso di bassorilievi, figurine ed oggetti d'arte khmer dell'epoca angoriana che da Bangkok a Hong Kong raggiunsero prezzi da capogiro. Nel 1994 re Sihanouk lanciò un appello disperato: “La lotta contro i predatori di Angor deve costituire un dovere sacro per tutti noi”.
Oggi, le mine sono state rimosse e gran parte della vegetazione che copriva i templi eliminata.
E' un momento buono per una visita; prima che Angkor diventi una specie di parco disneyiano, come prevede un piano di sviluppo turistico elaborato da un consorzio di investitori multinazionali. Incluso light-show, trenino che porta in giro tra templi e laghetti artificiali e hotel da 300 camere.

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