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2012-01-01

/*-*\ Quale è la lingua di DIO ?


Vi era, all’origine, prima della confusione babelica, una sola lingua che tramandò la sapientia di Adamo fino a Noé. Scrive Gershom Scholem: <<La generazione che volle erigere la Torre di Babele abusò, in senso magico, di questa lingua santa per imitare… l’azione creatrice di Dio… la lingua santa risulta da allora mescolata con elementi profani…>> (G. Scholem, Il nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio, Milano 1998). Era dovuto a questo linguaggio divino la capacità di parlare col mondo dello Spirito e possedeva <<un legame immediato e diretto con l’essenza delle cose che voleva esprimere>>. Era la lingua e la scrittura di Dio. Questa scrittura era denominata dagli ebrei: <<celeste>> perché, come scrive Cornelio Agrippa essa: <<si trova delineata nelle costellazioni>> (Agrippa di Nettesheim, De occulta philosophia, 1510). Era all’origine di tutte le lingue e scritture, compreso l’alfabeto ebraico e gli stessi geroglifici egizi, questo fa dire a Kircher che <<…gli alfabeti di tutte le lingue recano in sé le tracce della antiche lettere>> (A. Kircher, Turris Babel, Amsterdam, 1679). Riveste non poca importanza una raccolta ispano-araba, redatta in latino, che ebbe diffusione a cominciare dalla fine del XIII secolo e comprendente nozioni di astrologia, formule magiche e testi di alchimia; è conosciuta col nome: Picatrix. Leggiamo, tra l’altro, nella Picatrix, sulle operazioni di tracciamento dei sigilli, che la loro relazione coi pianeti: <<li mettono in condizione di produrre effetti corrispondenti alla loro natura particolare>>, che per questo motivo <<i disegni di chi prepara i talismani vengono realizzati quando i pianeti si trovano sopra di lui, al fine di conseguire effetti certi e, attraverso l’accurata combinazione di determinate cose segrete a lui note, di ottenere ciò che desidera>> (Picatrix, London, 1962). Tutto è numero-parola-suono e col grafismo si oggettivizza la forza. Per tale motivo <<tutto il reale si fonda su queste combinazioni originarie con cui Dio ha suscitato il movimento del linguaggio. L’alfabeto è insieme l’origine del linguaggio e l’origine dell’essere>> (G. Scholem, cit.). Il Kremmerz scrive: <<Della Magia, come intelligenza delle leggi occulte che regolano la fenomenologia sensibile, non è facile formarsi un’idea approssimativa senza penetrare la ragione intima delle manifestazioni grafiche delle forze. …il lettore deve rimontare alle cause dei segni della grafica, la cui struttura è ideologica come determinazione di spazio e di tempo>> (Giuliano Kremmerz, La scienza dei magi, Roma, 1974). Il sigillo è un legame di energia sottile evocata da particolarissimi segni che fissano la volontà, nel corso di specifici rituali.Lo stesso Agrippa afferma che i sigilli sono nodi di energia che <<presentano un’evidente somiglianza con un’immagine celeste o con qualsiasi cosa desideri l’anima di colui che opera>>. Il filosofo Giordano Bruno, nel suo complesso sistema di magia, utilizzò, assieme alle cognizioni dei dischi rotanti dell’arte combinatoria di Lullo, l’arte mnemonica classica e vi associò simboli dello zodiaco, decani e aspetti della luna, mettendo, così, a punto un complicato alfabeto geografico mnemonico astrale. (G. Bruno, Opera II, Napoli, 1886). Un segno tracciato in un certo modo o certi suoni dal potere occulto, parole sacre o Mantra, possono avere una forza tremenda. Per questo motivo Scholem afferma: <<Il Mantra è una potenza che si presta incondizionatamente a qualsiasi uso. Un uomo può essere ferito o ucciso dal Mantra>>.Nel tracciare un sigillo occorrerà tenere conto della scrittura sacra e di tante altre sottili conoscenze. Solo così si otterranno gli effetti voluti dall’operatore.
 E’ molto complessa quest’Arte e necessita della conoscenza del gran libro della natura o Anima mundi. I quadrati magici sono simboli dell’ordine universale. Potenti ricettacoli di sottili forze che conferiscono loro particolari poteri. Del quadrato magico del Sole, la cui addizione dei numeri di ciascuna fila dà come totale sempre 111 e la somma totale di ogni numero-lettera è uguale a 636, scrive l’Agrippa: <<Questa tavola piena di numeri presenta, dei nomi di Dio, sia l’intelligenza mirante al bene, sia il demone del male>>. Non è cosa facilmente comprensibile, come si può ben intuire, dallo schematico intelletto profano. Ecco perché occorre celare questi segreti meravigliosi al volgo, come è scritto nei codici del Picatrix: "quia non intellexerunt istas mirabiles puritates celatas...". (Non compresero queste meravigliose energie celate). Hermes Trismegisto fu identificato con la dività egizia Thot, inventore dei geroglifici. Una delle funzioni principali di questi era, appunto, di <<vietare agli indegni la lettura di quella sublime parte della sapienza universale che tratta di Dio, degli angeli e del mondo. (…). …e anche questa scienza (ci si riferisce all’Alchimia, ndr), che è la più sacra e sublime>> (Adamah Booz, Splendor lucis, Francoforte, 1785). In un antichissimo testo egizio i geroglifici sono chiamati <<medu-neter>> (le parole di Dio), perché rendono visibile ciò che non lo è. Marsilio Ficino asserisce che nei geroglifici si esprime direttamente la divinità di cui è permeato il tutto, per cui <<Tornerà l’Età dell’Oro, quando tutte le parole – le parole figurate – i miti – e tutte le figure – le figure del linguaggio – saranno diventati geroglifici>> (Novalis, Freiberger naturwissenschaftliche studien, 1798). E’ auspicato, insomma, il ritorno alla lingua originaria, quella di Dio.In essa è la sintesi e la comprensione di tutto, perché <<nel vasto spazio celeste. (…). …si trovano figure e segni, con cui è possibile svelare i segreti più profondi, che sono costituiti dalle costellazioni e dalle stelle (…). Tali figure splendenti sono le lettere dell’alfabeto, con le quali il Dio benedetto ha creato Cielo e Terra>> (Sohar).





Né questo deve stupire; il segreto del creato, di ogni individuo, animale o cosa, sta tutto nella riconquista della lingua sacra, in quanto: <<le lettere del loro alfabeto (ebraico, ndr), secondo quanto affermano i rabbini ebrei, sono costituite sulla base delle figure delle stelle e perciò sono piene di celesti misteri, sia per quanto concerne la forma, la figura e il significato, sia per quel che riguarda i numeri in esse contenuti…>> (Agrippa di Nettesheim).Questo carattere magico-sacrale delle lettere-numeri, riveste importanza primaria nell’arte talismanica dove lega le immagini primordiali del macrocosmo, nella sacralità del gesto grafico-rituale e nella sintesi delle corrispondenze simboliche, al microcosmo. E’ la ripetizione dell’atto creativo del Demiurgo che si condensa nella vivificazione dei sigilli, riproducendo il processo cosmogonico, secondo procedimenti segreti e noti soltanto agli iniziati. E’ la coagulazione astrale che non si può capire, scrive Kremmerz, <<senza ricordare la teoria dell’unità della materia e dell’Unità-Universo o monade universale>>. Enrico Cornelio Agrippa nella sua "Filosofia occulta" ci rivela una serie di quadrati fatti da numeri, ordinati in modo da rispondere a regole ben precise, che producono grandi meraviglie. Lo stesso scrive di: <<tavole sacre dei pianeti e dotate di grandi virtù, poiché rappresentano la ragione divina, o forma dei numeri celesti... secondo la proporzione delle immagini delle intelligenze superiori, non altrimenti riproducibili che coi numeri e i caratteri>>. Occorre, tuttavia, tenere ben a mente che <<nell’arte talismanica non è sufficiente scegliere un ‘supporto’ astrologico o simbolico adeguato, un’invocazione e i nomi dei geni magicamente potenti, è necessario inoltre – ed è soprattutto necessario – che queste invocazioni, questi nomi sacri e questi appellativi siano scritti o incisi secondo un alfabeto magico>> (Jean Marquès-Rivière, Amulettes, talismans et pantacles, Paris 1972).E’ già stato detto, del resto, che le lettere-numeri hanno una grande importanza in tutte le operazioni magiche. Gli strumenti dell'Arte sono preparati secondo legge numerica. Non a caso nel "Libro della Potenza", secondo taluni, fonte principale del più conosciuto "La Magia Sacra di Abramelin il mago", antico manoscritto risalente alla fine del XVII secolo e conservato alla Bibliothéque de l'Arsenal di Parigi, è scritto che il mago, dopo aver ben tutto preparato, inizia il rituale <<a voce alta, perché il genio possa udirlo... e si usano anche i numeri delle parole...>>. Nella preparazione dei talismani anche i giorni e le ore vanno scelti con cura. I sacerdoti egiziani ne indicavano alcuni come assai pericolosi. Alberto Fidi, nel suo "Trattato pratico dei talismani", asserisce, che in certe ore e giorni, è opportuno, se non altro <<per eccesso di precauzione... tralasciare di occuparsi della preparazione dei relativi talismani... sotto pena che il talismano non solo non si carichi di effluvi benigni, ma si impregni di influenze assolutamente contrarie...>> oppure si addiviene al resto di niente. In conclusione è da sapere, come afferma Jorg Sabellicus, che <<i gesti rituali, non ispirati dalla conoscenza vera, sono movenze vuote; i simboli, i diagrammi, le figure non convogliano alcuna forza occulta: sono soltanto segni… il cui significato è oscuro>>.Nella maggior parte dei casi, infatti, l’azione sarà proprio il nulla perché: <<se la tradizione magica ha conservato alcune corrispondenze planetarie, bisogna riconoscere che ha completamente dimenticato la Scienza degli alfabeti sacri e dei segni pantacolari. E’ sufficiente consultare gli autori più noti (E. Lévi, Papus, Guaita, Sédir, Piobb) per rendersi conto che questi ultimi non hanno fatto altro che riprodurre le raffigurazioni deformate e mal copiate dei Testi ermetici e delle Clavicole del XVIII secolo, ignorando completamente la scienza tradizionale degli alfabeti e dei sigilli planetari>> (Jean Marquès-Rivière, cit.).