Visualizzazione post con etichetta grandi personaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta grandi personaggi. Mostra tutti i post

2013-11-19

L'altra faccia del campione GINO BARTALI "Giusto tra le nazioni"

Gino Bartali "Giusto tra le nazioni".
Salvò quasi mille ebrei dai nazisti

Il ciclista toscano rischiò la vita per salvare quella dei perseguitati dai campi di concentramento. Usando la sua bicicletta per nascondere documenti falsi, il campione salvò ottocento persone. Israele ha riconosciuto il suo impegno e ha in programma una cerimonia in Italia in suo onore anche in Italia.
Gino Bartali, il grande campione di ciclismo, è stato dichiarato 'Giusto tra le nazioni' dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'olocausto fondato nel 1953. La nomina di 'Giusto tra le nazioni'  è un riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la vita per salvare  quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.


Bartali, oltre ad essere un campione delle due ruote, si distinse in quegli anni per il coraggio con cui collaborò per salvare dalla deportazione alcune famiglie. Sul sito dell'organizzazzione vengono spiegate le motivazioni della nomina. Gino Bartali "un cattolico devoto, nel corso dell'occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l'arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa". Ques'ultimo è stato già riconosciuto Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem.

"Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell'occupazione tedesca e all'avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato - prosegue Yad Vashem - centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia".

Bartali, si legge ancora sul sito del memoriale ebreo, ha agito "come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto". ll periodo in cui lavorò più intensamente per mettere in salvo gli ebrei è tra il settembre 1943 e il giugno 1944. Yad Vashem ha infine annunciato che in onore del campione della due ruote si terrà una cerimonia in Italia in una data ancora da stabilire.

Commozione e felicità, orgoglio e nostalgia. Questi i sentimenti della moglie del campione e del figlio Andrea. "E' una cosa magnifica - afferma Andrea - Aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa". E continua : "Saperlo proprio oggi quando qui a Firenze sono iniziati i Mondiali di ciclismo ha un significato enorme". La famiglia di Bartali era stata invitata già nelle settimane scorse a Gerusalemme dal governo israeliano per il mese di ottobre quando si terrà una gran fondo di ciclismo intitolata a Gino Bartali.

Per il coraggio e l'umanità non comune, il ciclista toscano ha ricevuto la medaglia d'oro al merito civile dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi "per aver salvato almeno 800 ebrei".


tratto dal sito di repubblica.it

2013-11-13

85 anni ma non li dimostra - Luciano De Crescenzo



Poliedrico, geniale, ironia impareggiabile, non lo so se bastano questi aggettivi per descrivere Luciano De Crescenzo che ha compiuto 85 anni lo scorso agosto. In questi decenni è stato in grado di lasciare il segno come scrittore, autore, regista. La sua intensa narrazione è stata sempre improntata al racconto della realtà senza nascondere i problemi e le difficoltà che affliggono il nostro territorio e la sua Napoli in particolare. Una “napoletanità” solare, vitale, mai cupa e disperata, raccontata con le doti di affabulatore d’altri tempi. Una penna leggera, ironica e dissacratoria, capace di introdurre con disinvoltura ampi temi filosofici nella vita di tutti i giorni. De Crescenzo è stato forse uno dei pochi a capire che la filosofia non è materia astratta per professoroni austeri e prolusioni ex cathedra ma quotidianità e relazioni umane. Nei suoi libri filosofici raccontava e racconta la filosofia alla stregua del “fattariello”, senza per questo svilirla, come spesso gli è stato imputato da certa critica radical-chic, come sempre diffidente verso chi trova la chiave giusta per parlare al cuore delle persone. Eraclito, Socrate, Platone, Aristotele, e su fino a Cusano, Cartesio, Bacone, diventano personaggi di vita quotidiana, amici con cui potremmo prendere quel famoso caffè o leggere il giornale per commentare le notizie del giorno. La dimensione umana, il fatto che la nostra vita è intessuta e percorsa ogni minuto da storie e racconti sono la stella polare di De Crescenzo, che oltre che scrittore e regista, è anche formidabile comunicatore. ll suo pubblico si è sempre sintonizzato sulla sua comunicativa, sul suo stile “socratico”, ossia il dialogo quotidiano con tutti, dal netturbino all’ingegnere, dal bambino all’adulto. Un dialogo, attraverso cui giungere, per quanto possibile, alle piccole verità quotidiane di ogni essere umano. De Crescenzo ha sempre affiancato alla sua attività di scrittore quella di divulgatore, capace di introdurre anche il lettore più inesperto ai problemi sollevati dalla filosofia antica ed infatti nel corso degli anni ottanta novanta ha condotto sulle reti Rai una trasmissione televisiva di successo  sui miti e sulle leggende degli antichi greci, ritrasmessa anche da Mediaset. Una vera chicca da cineteca rimane la scena in cui, nella parte del personaggio da lui stesso ideato, il professor Bellavista, rimane bloccato dentro l’ascensore con l’ingegner Cazzaniga (Renato Scarpa), milanese verace temporaneamente trapiantato a Napoli. Fu allora che il napoletanissimo professore si accorse che perfino i milanesi hanno un cuore… E noi con lui.

2012-10-06

Le profezie di Nostradamus


Michel de Nostredame, che in seguito mutò il suo nome latinizzandolo secondo il costume del tempo in Nostradamus, nacque a Saínt Remy in Provenza, nell'anno 1503, il giorno 14.Dopo un'infanzia dedicata allo studio delle lingue latina, greca ed ebraica, comincio' ad approfondire i suoi studi di matematica applicata all'astrologia, sotto la guida esperta dei dotti nonni.
Quando l'adolescente raggiunse l'età prescritta venne inviato ad Avignone per completare i suoi studi in lettere e in seguito, avendo deciso di dedicarsi alla stessa professione dei nonni, si iscrisse all'università di Montpelier che, oltre ad essere la più famosa facoltà medica di Francia, era a tutti nota per lo spirito liberale dei suoi docenti.
In quel tempo, con rapidità fulminea, si diffuse in tutta l'Europa il tremendo flagello della peste bubbonica e l'imberbe studente si prodigò a soccorrere i colpiti accompagnando i suoi maestri ovunque il loro intervento fosse richiesto.
La sua fama di guaritore inizia in questo periodo.Molte delle sue guarigioni vengono considerate 'miracolose'; ed e' per questo motivo che, una volta tornato in patria, viene accolto da una folla calorosa.

Dopo la laurea in medicina, riprende a viaggiare, ed e' proprio in Italia che manifesta le sue doti di veggente e di profeta.
Il fatto avvenne nei pressi di un piccolo villaggio sulla via che conduce alla città dei Dogi, dove un cavaliere vestito a lutto arrestò la sua cavalcatura sul ciglio della strada onde permettere ad una schiera di frati, che avanzava processionalmente. d'inoltrarsi nell'abitato. Immobile come una statua, profondamente assorto nei suoi pensieri. il sopraggiunto sembrava non vedere neppure ciò che stava accadendo quando, riscuotendosi dal suo apparente torpore, balzò improvvisamente di sella ed incurante del polverone che ricopriva la carreggiata s'inginocchiò reverente ai piedi di un fraticello che arrestandosi, tutto confuso, provocò lo scompiglio nell'ordinata processione. Dopo aver ottenuta la benedizione che con tanta umiltà aveva implorata, Nostradamus rispondendo alle domande che gli altri frati ed i superiori sbalorditi da un simile inadeguato omaggio insistente mente gli rivolgevano. a sua volta chiese:" Non avrei forse dovuto inginocchiarmi innanzi a chi siederà sul trono di Pietro? ". 


Pure se in perfetta umiltà, come si addice ad un seguace di San Francesco, il frate Felice Peretti doveva conservare nel suo cuore la strabiliante predizione che l'ignoto viandante gli aveva fatta.

Divenuto cardinale di Montalto e le probabilità che il vaticinio si avverasse non essendo più così remote, anche gli altri confratelli che avevano assistito allo straordinario incontro certamente si ricordarono della predizione e ancor più l'incredibile avvenimento non fu dimenticato quando nel 1585 Felice Peretti, assunto il nome di Sisto V, divenne Papa.
Dopo un periodo di meditazione e raccoglimento trascorso nell'abbazia di Orval, nel 1547 si stabilisce definitivamente a Salon, dove si sposa per la seconda volta con una certa Anna Ponsard, dalla quale ebbe sei figli.
In questo periodo scrive i suoi libri piu' famosi, contenenti le oscure previsioni sul futuro del mondo.
Muore a Salon il 2 luglio del 1566,all'eta' di 62 anni.

Queste sono le profezie di Nostradamus per gli anni 2000, 2010, 2025, desunte dall'interpretazione di numerose quartine riportate in diversi libri.
-Periodo di sconvolgimento politico-economico in Occidente:
-Crisi economica generale
 Conquista del potere da parte di gruppi fondamentalisti islamici in Maghreb
 Riorganizzazione economica e militare della Russia
 Israele vittima di incessanti attacchi da parte Palestinese e di altri stati Arabi,perdite di territori
 Fine dell'alleanza tra Russia e paesi Arabi
 Continue crisi economiche in Asia e in Giappone
 Crescita dei gruppi estremistici in Francia.Escalation di violenze in tutto il paese
 Drammatica crescita di disoccupati in tutto il mondo

-Dichiarazione della terza guerra mondiale
 Il fronte orientale, rappresentato dall'alleanza Russo-Araba, invade l'Europa
 Violente battaglie in Francia,specialmente nel Sud
 Impressionanti cataclismi di origine metereologica
 Notevoli difficolta' economiche impediscono il rifornimento di cibo e medicinali nelle aree depresse del mondo
 Forti ondate migratorie in direzione dell'America e dell'Oceania
 Migrazione del Papa,alla fine del suo pontificato

 Di seguito viene riportato un 'collage' di 5 quartine (10-74, 10-72, 6-97, 1-24, 9-92) che sembra adattarsi perfettamente alla situazione attuale.Per ogni frase riportata, viene successivamente indicata la quartina dalla quale proviene.
In fondo, la traduzione completa delle 5 quartine in questione.
Sembra che non molto lontano dall'eta' del 'Grande Millennio'1
dal cielo arrivera' un grande 'Re del Terrore' 2
l'uccello da preda (gli arei dirottati) appare e offre se stesso al cielo
(allude allo schianto sulle torri gemelle) 4
a 45 gradi (la latitudine della citta' di New York) il cielo brucera' 3
Istantaneamente una grande fiamma sparsa saltera' 3
Il Re (Bush) dai nemici si vedra' espugnare 5
Vorra' entrare nella Citta' Nuova (New York City) 5
Ma sara' fuori, lontano dai nemici egli restera' 5
la Citta' Nuova (New York City) medita vendetta 4
Prima e dopo la guerra regnera' con grande prosperita'
(allude alla vittoria degli USA contro i fondamentalisti,
e al periodo di pace che seguira') 2
Dopo l'incendio gli entrati usciranno dalle loro tombe
(allude al crollo delle twin towers,e al recupero delle vittime) 1
 

2012-10-05

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma


Biografia

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R.Tagore che in sanscrito significa “Grande Anima”), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.
Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869. Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta- “satyagraha: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine, infatti, il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani (eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi).

Nel 1915 Gandhi torna in India, dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico (in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato). Egli diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.
- 1919: prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato.
- 1921: seconda grande campagna satyagraha di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza. Incarcerato, rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.
- 1930: terza campagna di resistenzaLa marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale (la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere). La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.

Spesso incarcerato negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

Gandhi da giovane
All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi, però, vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.
L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.


Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:

  •  Autodeterminazione dei popoli: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, perché la miseria nella quale si trovava dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.
  •  Nonviolenza: è necessario precisare che tale precetto non si ferma ad una posizione negativa (non essere causa di male agli altri) ma possiede in sé la carica positiva della benevolenza universale e diventa l’”amore puro” comandato dai sacri testi dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano. La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale. 
    Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Di fronte ai violenti e agli oppressori, però, non è passivo, anzi. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste. 
    “La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,… portato a sistema, non con chi fa il male” (Gandhi, Gandhi Parla di Stesso, p.128). 
  • Tolleranza religiosa”… il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” (M.K.Gandhi, Gandhi Parla di Se Stesso, p.83). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India. Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi.



    Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.
    Gandhi, “piccolo grande uomo”, riesce con le sue sole forze, a sconfiggere il potente Impero britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’indipendenza per il suo paese. Come? Con la forza sbalorditiva della nonviolenza, del boicottaggio pacifico, della resistenza passiva e della ricerca della Verità (Dio).
    Come possiamo rendere attuale Gandhi? Come possiamo essere anche noi portatori di pace?
    Gandhi dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la forza di un popolo intero. Non dobbiamo quindi disperare se ci sembra che poteri superiori vogliano decidere per noi e armarci la mano. Gandhi stesso, con le sue parole, ci incoraggia a “cercare … la propria strada e … seguirla senza esitazioni” e a “non avere paura”. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggiunge: “…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire” (The Bombay Chronicle, 9 agosto 1942).

    Il precetto della seguente strofa didattica di Gajarati – rispondere al male con il bene – fu il principio guida di Gandhi:

    “Per una scodella d’acqua,
    rendi un pasto abbondante;
    per un saluto gentile,
    prostrati a terra con zelo;
    per un semplice soldo,
    ripaga con oro;
    se ti salvano la vita,
    non risparmiare la tua.

    Così parole e azione del saggio riverisci;
    per ogni piccolo servizio,
    dà un compenso dieci volte maggiore:

    Chi è davvero nobile,
    conosce tutti come uno solo
    e rende con gioia bene per male”.

2012-06-13

Omaggio a una piccola grande donna , MADRE TERESA DI CALCUTTA


 Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”.Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”. 
Questa luminosa messaggera dell’amore di Dio nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, città situata al punto d’incrocio della storia dei Balcani. La più piccola dei cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, fu battezzata Gonxha Agnes, ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore. L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata.

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola  per ragazze, St. Mary. Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità. Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia.
Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Nel corso delle settimane e dei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime. ”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo” Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore. Gesù chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri. Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri.
Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Alcuni mesi più tardi si unirono a lei, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve.
Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta. Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela. Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. A cominciare dal 1980 fino al 1990, Madre Teresa aprì case di missione in quasi tutti i paesi comunisti, inclusa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba.
Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche, sia spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità. Tuttavia la sua ispirazione non si limitò soltanto alle vocazioni religiose. Formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore. Questo spirito successivamente portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti come una “piccola via per la santità” per coloro che desideravano condividere il suo carisma e spirito.

In questi anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962 e dal rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, dettero onore alla sua opera, mentre i media cominciarono a seguire le sue attività con interesse sempre più crescente. Tutto ricevette, sia i riconoscimenti sia le attenzioni, “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”.
L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio. Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri.
Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle. Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. Madre Teresa ci lascia un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità. La sua risposta alla richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce”, la rese Missionaria della Carità, “Madre per i poveri”, simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell’amore assetato di Dio.
Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli.

2012-06-12

J.F. Kennedy fu assassinato per un motivo ben preciso

 Il 22.11.1910 è la data di nascita della Riserva Federale americana.
      Paul Warburg ed altri 7, tra politici e finanzieri, partono per l'isola di Jekyll, dove definiscono il "Piano" che porterà alla creazione della Banca Centrale americana sotto il loro controllo .

Attenzione: loro creano la loro Banca Centrale, che è loro, una banca privata, anche se detta Federal Reserve. Privata come la nostra Banca d'Italia, che non è dello Stato Italiano, ma privata!!! Idem è la Banca Centrale Europea: una banca privata, che stampa miliardi di euro, senza che questi abbiano un corrispondente quantitativo in oro: stampa carta straccia e se la fa pagare a peso d'oro! Ed ecco l'insanabile debito pubblico... È il gioco del Monopoli dei bambinoni europei, eccezion fatta per i furbi inglesi che mantengono la sterlina.

Gli obiettivi principali di J. F. Kennedy, prima della sua morte, erano:
- liberarsi di J.B. Johnson;
- liberarsi J.H. Hoover, capo dell'FBI;
- sostituire la CIA con un'altra agenzia;
- terminare la guerra del Vietnam;
- prendere il controllo della moneta della nazione, togliendola dalle mani delle Banche della Federal Reserve.

 Il 4 giugno 1963, tornando alla Costituzione, che dava al Congresso il compito di stampare e regolare la moneta, con l'Ordine Esecutivo E.O. 11110, J.F. Kennedy ordinò l'emissione, da parte del Tesoro, di 4.292.893.815 dollari, con banconote che non riportavano più la scritta "Federal Reserve Note", ma quella, invece, di "United States Note"!
22. 11. 1963: J. F. Kennedy é assassinato a Dallas


Dopo l'assassino di J.F.Kennedy, il Vicepresidente, J.B. Johnson, presta il giuramento per assumere la carica di Presidente degli Stati Uniti . Subito dopo, J.B. Johnson ordina il ritiro di tutte le banconote fatte stampare da Kennedy col suo Ordine Esecutivo 11110 del 4 giugno 1963!
Per impedire una commissione d'inchiesta, libera e indipendente, sull'assassinio di Kennedy, J.B. Johnson e il capo dell'FBI, J. H. Hoover, crearono la "Commissione Warren" per fornire e avvalorare la versione ufficiale sull'assassinio.
Di questa Commissione fece parte anche J. McCloy, un uomo senza esperienza nel campo del crimine, dell'ordine pubblico o della sicurezza nazionale, ma che era, però, il Presidente della Chase Manhattan Bank. 
  Perché la presenza di un banchiere nella Commissione Warren?

Mettiamo a confronto 5 dollari  
Si noti la scritta, in cima alla banconota: FEDERAL RESERVE NOTE = Banconota della Riserva Federale [= banconota di una banca privata] 
ed ora 5 dollari voluti da Kennedy 
Si noti la scritta, in cima alla banconota: UNITED STATES NOTE = Banconota degli Stati Uniti 

2012-06-06

Salvo D'Acquisto, un eroe da non dimenticare


Salvo D'Acquisto nasce il 15 ottobre del 1920 a Napoli, nel quartiere del Vomero, in via S. Gennaro Antignano n. 2, da Salvatore D'Acquisto, nativo di Palermo, e Ines Marignetti, napoletana. Primo di cinque fratelli, Franca, Rosario, Erminia e Alessandro.

Frequenta l'asilo Maria Ausiliatrice e le elementari nella scuola "Vanvitelli"; mette poi a profitto due anni di Avviamento professionale presso la scuola "Della Porta" e due all'Istituto dei Salesiani. A Roma si prepara per la licenza liceale.
I professori lo definiscono riservato, prudente e di poche parole, i compagni lo ricordano altruista, sincero e difensore dei più deboli.

Nella primavera del 1939 riceve la cartolina militare per il richiamo di leva, qui prende la decisione di arruolarsi nell'Arma dei Carabinieri, in cui hanno militato, da parte di madre, il nonno (Mar. Biagio Marignetti) e uno zio e in cui, al momento dell'arruolamento, militano ancora due altri zii, uno materno e uno paterno.
L'arruolamento realizza il suo ideale del "dovere come missione" a difesa dei più deboli e dei più umili, il suo desiderio di operare per la giustizia, un sentimento che lo guiderà per tutta la vita.

Salvo viene assegnato alla Legione Allievi Carabinieri di Roma.
Il 15 gennaio 1940 diventa carabiniere.
Promosso carabiniere, è destinato alla Legione Territoriale di Roma, dove, per qualche mese, presta servizio a Roma Sallustiana, al Nucleo "Fabbriguerra".

Siamo nel mese di Giugno 1940, l'Italia entra in guerra e Salvo viene inviato come volontario in Africa, cosa che si realizza il 15 novembre 1940, quando si imbarca a Napoli per Palermo, destinazione finale: laTripolitania.
Dopo un mezzo naufragio della nave, Salvo sbarca a Tripoli il 23 novembre, con la 608a  Sezione CC, addetta alla Divisione Aerea "Pegaso", che viene subito inviata in zona di operazioni.

Salvo è un ragazzo riflessivo, di poche parole. I colleghi gli vogliono bene per il suo carattere disponibile, cordiale, per la sua capacità di condividere gioie e dolori e per il suo spirito di solidarietà.
Salvo è un punto di riferimento non solo per i commilitoni, ma anche per i familiari.
Dal carteggio con i genitori si nota che egli condivide poco della facile retorica dell'epoca. Non solo non nutre odio verso i nemici, ma anzi auspica che, in futuro, «i rapporti internazionali possano essere dominati e guidati da spirito di collaborazione tra i popoli e dalla giustizia sociale».
Verso la fine del febbraio del 1941, Salvo viene ferito ad una gamba.
Resta in Africa sino al 7 settembre 1942 allorchè torna in Patria perchè ammesso al Corso Allievi Sottufficiali, presso la Scuola centrale di Firenze.

Superati brillantemente gli esami alla Scuola di Firenze, Salvo viene promosso vice brigadiere (15 dicembre 1942) ed assegnato alla Stazione di Torrimpietra, una cittadina distante una trentina di chilometri da Roma.
Qui vive gli ultimi nove mesi della sua vita (in paese è amato e stimato da tutti) e da qui gli giungono le notizie delle tragiche vicende che vive
la Nazione, la caduta del regime, l'armistizio dell'8 settembre e poi lo sfacelo generale.

La sera del 22 settembre 1943, un soldato di un reparto di SS insediatosi in una caserma abbandonata della Guardia di Finanza, rimane ucciso per lo scoppio di una bomba,due rimangono feriti.
Le versioni finora riportate si differenziano, i tedeschi "gridano" all'attentato, più probabile invece l'ipotesi di un incidente, magari rovistando imprudentemente in una cassetta con all'interno delle bombe a mano lasciata dagli "ex inquilini" della caserma, i finanzieri.
La mattina seguente, comunque, la reazione dei tedeschi non si fa attendere, il comandante del reparto tedesco, recatosi a Torrimpietra per cercare il comandante della locale stazione dei Carabinieri, vi trova il vice brigadiere D'Acquisto, al quale ordina di individuare i responsabili dell'accaduto.
Salvo tenta inutilmente di convincerlo che si è trattato di un incidente, inutilmente.
Più tardi, Torrimpietra è circondata dai tedeschi e 22 cittadini vengono rastrellati, caricati su un camion e trasportati presso
la Torre
di Palidoro, per essere fucilati.
Salvo prova ancora una volta a convincere l'ufficiale tedesco della casualità dell'accaduto, ma senza esito. I tedeschi costringono gli ostaggi a scavarsi una fossa comune, alcuni con le pale, altri a mani nude.
Per salvare i cittadini innocenti, Salvo (ovviamente totalmente estraneo ai fatti) si autoaccusa come responsabile dell'attentato e chiede che gli ostaggi vengano liberati (un gesto che ancora oggi rimane uno dei massimi esempi di coraggio e nobiltà d'animo nella storia del nostro Paese).
Subito dopo il loro rilascio, il vice brigadiere Salvo D'Acquisto viene freddato da una scarica del plotone d'esecuzione.

dal sito http://www.salvodacquisto.com/

2012-03-09

Omaggio a un grande italiano , Paolo Borsellino





















Borsellino Paolo nasce a Palermo il 19/1/1940. La famiglia vive e vivrà in un quartiere borghese di Palermo: la Magione. Borsellino è molto attaccato a questo quartiere dove ha trascorso tutta la giovinezza. Ambedue i genitori erano farmacisti.
Al momento dello sbarco degli alleati in Sicilia la madre di Borsellino vieta ai figli di accettare qualsiasi dono dai soldati americani. "La Patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c’è da essere felici..." è una delle frasi della madre di Borsellino in quel momento. Queste vicende e i racconti di "Zio Ciccio", reduce della Campagna d’Africa, gli suscitano curiosità sulle vicende del periodo fascista, di cui la sua famiglia è stata protagonista.

Anche il rapporto con i figli è molto forte. Cerca di proteggerli dalla realtà che è intorno a lui e, nello stesso tempo, di trasmettergli il proprio modo di essere e di agire.
Un episodio per comprendere la fatica e la difficoltà di questo rapporto lo si può trovare nel momento in cui, in piena attività antimafia, Borsellino viene trasferito con Falcone sull’isola dell’Asinara per motivi di sicurezza. Fiammetta, figlia di Borsellino, sta male, viene allontanata dall’isola è malata di anoressia. La veglia la notte e cerca di aiutarla in tutti i modi. Per tutta la sua esistenza quel senso di protezione, quel senso di colpa per aver provocato problemi così grandi alla sua famiglia e, soprattutto, la volontà di stare vicino a sua figlia non lo abbandoneranno mai.

Il Magistrato
Nel 1965 Borsellino viene mandato al tribunale civile di Enna come uditore giudiziario.
Nel 1967 ha il primo incarico direttivo, Pretore a Mazara del Vallo nel periodo del dopo terremoto.
Il 23 dicembre del 1968 Borsellino si sposa, continua a lavorare a Mazara facendo avanti e indietro da Palermo, anche più volte al giorno.
Nel 1969 viene trasferito alla pretura di Monreale dove lavora fianco a fianco con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.
Nel 1975 Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo e a luglio entra all’Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia e da questo momento comincia il suo impegno senza sosta per sconfiggere l’organizzazione mafiosa.
Nel 1980 arriva l’arresto dei primi sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano viene ucciso in un agguato. Per la famiglia Borsellino arriva la prima scorta con le difficoltà che ne conseguono. Da questo momento il clima in casa Borsellino cambia e il giudice stesso deve relazionarsi con "quei ragazzi" che gli sono sempre a fianco e che cambieranno per sempre le abitudini sue e della sua famiglia.
Il suo modo di fare, la sua decisione influenzano il "sentire" dei suoi familiari. Dalle parole della moglie, ancora, si può comprendere il rispetto e la sofferenza che si alternano nei loro cuori: "...Il suo modo di esercitare la funzione di giudice lo condivido perché anch’io credo nei valori che lo ispirano....Non penso mai, per egoismo, per desiderio di una vita facile di ostacolarlo....Non è stato un sacrificio immolare la sua vita al mestiere di giudice: ama tantissimo cercare la verità, qualunque essa sia."

La scorta costringe il giudice e la sua famiglia a convivere con un nuovo sentimento: la paura. E’ così che Borsellino ne parla e la affronta: "La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti."
La morte
Borsellino ha un forte rapporto con la morte; è presente in ogni parte della sua vita.
Teme per gli altri, per la sua famiglia, per I ragazzi della scorta. E’ molto protettivo con i suoi collaboratori e con la sua famiglia. Parla spesso della morte un po’ per scherzarci sopra un po’ per ricordarsi sempre che non è poi così lontana. "Se muoio adesso, il mio compito l’ho svolto".
Ha visto morire molte persone, uomini di valore morale ed intellettuale e sa benissimo di non essere esente da una fine simile. Eppure a volte scherza con la morte, se ne prende gioco, ci ride sopra con un unico cruccio: quello di aver preparato i propri figli ad affrontare la vita.
"Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento...Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno".


2012-02-23

Julian Assange e Wikileaks


Julian Paul Assange ,  è un giornalista, programmatore e attivista australiano, noto principalmente per la sua collaborazione al sito WikiLeaks. Assange nasce a Townsville, nel Queensland in australia , il 3 luglio 1971. Si sposa a diciott'anni e diventa padre; poi si separa dalla moglie. Verso la fine degli anni ottanta diviene membro di un gruppo di hackers noto come "International Subversives" (Sovversivi internazionali) con lo pseudonimo di "Mendax" (da una frase di Orazio: "magnificamente mendace"). Nel 1991 subisce un'irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana, secondo l'accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un'università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano. Nel 1992 gli vengono rivolti 24 capi di accusa di hacking. Assange è condannato, ma in seguito è rilasciato per buona condotta, dopo aver pagato una multa di 2100 dollari australiani.
Nel 1995 programma Strobe, software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier.
Dal 2003 al 2006, studia fisica e matematica all'Università di Melbourne, ma non ottiene una laurea. Studia anche filosofia e neuroscienze
A partire dal 2007 è tra i promotori del sito web Wikileaks, del quale si definisce editor in chief.
Il 28 novembre 2010, dopo averlo annunciato diverso tempo prima, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come "confidenziali" o "segreti". Il giorno seguente, il general attorney dell'Australia, Robert McClelland, dichiara alla stampa che l'Australia è intenzionata a investigare sulle attività di Assange e di Wikileaks. Afferma inoltre che, dal «punto di vista dell'Australia, ci potrebbe essere un buon numero di leggi violate con il rilascio di queste informazioni. La polizia federale australiana lo sta verificando». McClelland non esclude la possibilità del ritiro del passaporto australiano dell'informatico.
Di seguito potete leggere cliccando sulle parole sotto riportate alcuni dei migliaia di file riservati pubblicati da Assange

CLINTON , GUANTANAMO , COREA DEL NORD , IRAN , GERMANIA , ARMI , SPAGNA, ARMI NUCLEARI , RUSSIA , PUTIN , ITALIA-RUSSIA , CINA-GOOGLE , BERLUSCONI , GHEDDAFI


Tributo a un grandissimo : Albert Einstein


Albert Einstein, un nome che è diventato sinonimo di intelligenza, la cui formula più famosa, E=mc2, è ancora oggi universalmente conosciuta come simbolo di vera e propria rottura col passato. Il pensiero e le intuizioni del fisico e filosofo, infatti, sono state in grado di rivoluzionare letteralmente le modalità di approccio alla scienza, prima fondate sul rigido pensiero newtoniano. 

Ma a cosa si deve la grandezza di Albert Einstein? Andiamo a scoprirlo più da vicino.
Einstein nacque a Ulm,  in Germania, nel 1879: la sua fu un’infanzia caratterizzata dai frequenti spostamenti della sua famiglia, che lo portarono prima a Milano e poi a Zurigo. Fu proprio in quest’ultima città che il giovane Albert concluse i suoi studi, ottenendo nel 1900 l’abilitazione all’insegnamento. Trasferitosi successivamente a Berna, Einstein trovò un impiego nell’ufficio Brevetti, attività che tuttavia riuscì a conciliare con i suoi interessi principali: la scienza e la filosofia.

Fu proprio nel campo scientifico che Einstein brillò in quanto a intuizioni e teorie, per le quali bisogna però aspettare il 1905, il cosiddetto Annus Mirabilis. Fu proprio a partire dal 1905, infatti, che lo scienziato mise a punto teorie che, attuali ancora oggi, scossero la comunità scientifica di allora in quanto ad acutezza e correttezza. Non si può non nominare lo scritto con il quale interpretò l’effetto fotoelettrico, lavoro che poi gli valse il Nobel nel 1921. Dello stesso periodo sono le intuizioni riguardanti la relatività ristretta (compresa la famosa formula E=mc2), grazie alla quale trovarono una soluzione i contrasti tra la teoria meccanica e elettromagnetica della luce.
Il lavoro di Einstein proseguì poi proprio in questa direzione, ovvero cercando soluzioni capaci di interpretare fenomeni che non trovavano spiegazioni nelle precedenti teorie, soprattutto quella Newtoniana, base e modello della fisica moderna. Furono proprio questi gli anni (dal 1905 al 1915) in cui lo scienziato mise a punto i fondamenti della relatività generale, in cui vengono introdotte le proprietà dello spazio-tempo a quattro dimensioni. Un cambiamento radicale e rivoluzionario, e per questo non immediatamente condiviso dalla comunità scientifica del tempo. Albert Einstein, infatti, elimina il concetto di uno spazio e di un tempo assoluti: in particolare, rispetto a Newton, il cui pensiero si basa sulla convinzione che i fatti fisici si svolgano in  un quadro immutabile costituito proprio dallo spazio e dal tempo, Einstein afferma che non ha senso parlare di questi concetti se non in relazione ai fenomeni che vi si svolgono. Andando a toccare il modello scientifico al quale gli scienziati si erano sempre rivolti, la teoria della relatività generale non fu accolta con il favore che invece si sarebbe meritata. Bisognerà quindi aspettare l’eclissi di sole del 1919 per ottenere i primi consensi e soprattutto le prime prove fisiche delle teorie descritte da Einstein, basate esclusivamente sul ragionamento razionale e matematico.

Pochi anni dopo l’enunciazione della teoria sulla relatività generale, Einstein dovette interrompere il proprio lavoro a causa delle persecuzioni antisemitiche, a causa delle quali, nel 1932, lasciò la Germania per partire alla volta degli Stati Uniti. Qui Einstein continuò a svolgere attività accademica fino al 1945, anno in cui decise di ritirarsi a vita privata, senza però rinunciare all’attività di ricerca. Gli anni della maturità furono infatti caratterizzati dal tentativo unificare le teorie del campo elettromagnetico e gravitazionale. Ricerche che poi trovarono la propria concretezza in Considerazioni cosmologiche sulla teoria della relatività generale e Generalizzazione della teoria della gravitazione, pubblicate entrambe datate 1953.
Molto importante, poi, fu anche il pensiero di Einstein nell’ambito della filosofia, sua altra grande passione. Un ambito che lo scienziato arricchì con opere di grande valore epistemologico.
Una mente, quella di Einstein, che continua a brillare ancora oggi, a più di 60 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 18 aprile del 1955.

2012-01-25

/*-*\ Dedicato a chi davvero dedica la propria vita per gli altri

Dott. Morino Gianfranco
Il Premio "Cuore amico"  viene assegnato al dott. Gianfranco Morino, un medico che presta la sua opera in Kenya.
Scegliere non è stato facile, dato che le segnalazioni che ci sono pervenute sono degne della massima attenzione e nessuno dei missionari ha qualche intenzione o attesa di essere sotto lo sguardo dell'opinione pubblica. Ovviamente i prescelti non possono che essere un'indicazione tra tante, lungi da noi formulare una classifica meritocratica - sottolineano i promotori del Premio giunto alla XVma edizione. L'obiettivo del Premio Cuore Amico, "Nobel missionario", è segnalare, attraverso figure esemplari di missionari cattolici e laici , l'opera promossa dalla Chiesa attraverso l'evangelizzazione e a favore dei poveri del Sud del mondo.

Il dott. Gianfranco Morino, vive dal 1986 a Nairobi con la moglie Marcella e quattro figli ed è l'unico medico italiano a lavorare in un ospedale pubblico kenyano. La sua è una carriera molto singolare: laureatosi in medicina a Pavia, ha svolto un'esperienza di servizio civile in Kenya, ha poi operato in aree rurali al confine con l'Etiopia ed ora, oltre che in ospedale, é presente in due baraccopoli di Nairobi (Mathare e Korogocho).



La sua attività si svolge principalmente sul versante della lotta all'Aids con un approccio integrato: educazione nelle scuole, individuazione dei pazienti attraverso ambulatori gratuiti e cura negli ospedali pubblici, formazione del personale sanitari. Nell'ospedale dei poveri di Mbgadi la sua piccola associazione World Friends assicura chirurgie e farmaci antiretrovirali a malati piccoli e grandi.


"Vivo in Africa e da questo mio osservatorio privilegiato sono stato e sono testimone di tragedie e di emergenze umanitarie ormai diventate croniche. Gli aiuti d'emergenza sono sicuramente necessari per alleviare le sofferenze delle popolazioni - nota il dott. Morino - ma deve essere ben certo che sono sintomo di un fallimento". Pacatamente il dottore denuncia che "l'Africa si sta disintegrando sotto i nostri occhi, depredata del sottosuolo e delle foreste, distrutta dall'Aids, strangolata dal debito e dai banditi ai governi, ulteriormente impoverita dalla fuga dei suoi cervelli migliori".





E pone una domanda: "Noi piccoli e grandi lavoratori della cooperazione dovremmo farci onestamente una domanda: siamo parte del problema o parte della soluzione? Dobbiamo capovolgere la prospettiva con la nostra testa al Sud! E tra cinismo e rassegnazione credere che sia possibile trovare una via di mezzo, una speranza che riassuma professionalità e motivazione, obiettività e rispetto, cultura ed esperienza. Mi viene alla mente il concetto di generosità così originalmente espresso dal grande sociologo svizzero J. Ziegler: La generosità é contemporaneamente l'emozione generata dal sentimento di rivolta davanti all'oppressione e il desiderio di un mondo migliore" - conclude il medico.

2012-01-24

/*-*\ Le citazioni sempre attuali di Nelson Mandela



Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati


Per gli uomini , la liberta’ nella propria terra e’ l’apice delle proprie aspirazioni

Piu’ potente della paura del l’inumana vita della prigione e’ la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo e’ soggetto fuori dalle prigioni

Non vi e’ alcuna strada facile per la liberta’

Non c’e’ niente di piu’ incoraggiante per un detenuto politico del sapere che la sua vita non e’ andata sprecata invano.

Unitevi ! Mobilitatevi ! Lottate ! tra l’incudine delle azioni di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid

Un vincitore e’ semplicemente un sognatore che non si e’ mai arreso

Figlio di un capo della tribù Thembu (e quindi, secondo il sistema di caste tribali vigente in Africa, di origini aristocratiche), Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918. Dopo aver seguito gli studi nelle scuole sudafricane per studenti neri conseguendo la laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell'ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto "Apartheid", ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei negri rispetto ai bianchi.



Nel giugno 2004, all'età di 85 anni, ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica per passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia.
Il 23 luglio dello stesso anno, con una cerimonia tenutasi a Orlando (Soweto), la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il "Freedom of the City", una sorta di consegna delle chiavi della città.

/*-*\ Io ho un sogno ! I have a dream


discorso pronunciato da Martin Luther King a Washington, 28 agosto 1963

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.






Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Martin Luther King e’ nato al Atlanta il 15 gennaio del 1929 ed e’ morto a Menphis il 4 aprile 1968, e’ stato un politico e leader dei diritti civili degli americani di colore , la sua figura e’ stata accostata a quella di Gandhi e Richard Gregg, primo americano a teorizzare in modo organico la lotta non violenta.