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2013-11-17

Parmigiano Reggiano , una delle eccellenze italiane


IL RE DEI FORMAGGI
Ci sono viaggi affascinanti che si compiono nei luoghi e nel tempo, tra storie e tradizioni che muovono emozioni e ragione.
E talvolta la parte migliore è il ritorno.
Per il Parmigiano Reggiano è così.
Il suo gusto unico e inimitabile è il ritorno da un lungo viaggio in nove secoli di storia, in una campagna fertile che va dall’Appennino al Po, in allevamenti e caseifici in cui si conserva la passione per le cose fatte con cura, in magazzini di stagionatura in cui lentamente matura ciò che di meglio gli uomini sanno fare per offrirvi una parte inconfondibile della natura.
Il Parmigiano Reggiano è un formaggio straordinario, sorprendente negli aromi e nel gusto, tipico nella sua struttura.
Ma se ancora vi state chiedendo perché il Parmigiano Reggiano da nove secoli è considerato il re dei formaggi, partiamo dall’inizio del viaggio.
E, intanto, preparatevi al ritorno.
TERRITORIO
Il Parmigiano Reggiano è prodotto esclusivamente nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e parte delle province di Mantova e Bologna, tra pianure, colline e montagne racchiuse tra il Po e il Reno.
E’ in questo territorio che si concentrano i quattromila allevamenti in cui le bovine vengono alimentate con foraggi prodotti in quest’area.
E’ da questo profondo legame con un ambiente rispettato e tutelato che cominciano a formarsi le qualità uniche che caratterizzano il “re dei formaggi”.
L’alimentazione degli animali è curata nel rispetto di un rigido regolamento che impedisce l’uso di foraggi insilati e alimenti fermentati.
I costanti controlli sul latte avviato alla trasformazione hanno un obiettivo preciso: mantenerne alta la qualità e quelle particolari caratteristiche che consentono al Parmigiano Reggiano di confermarsi, come è sempre stato, un prodotto del tutto naturale, assolutamente privo di additivi o conservanti.
Fin dal medioevo, quando i monaci benedettini avviarono la produzione di queste grandi forme destinate ad una lunga stagionatura, l’uomo ha solo unito le sue mani alla natura, lasciandola intatta e migliorando esclusivamente ciò che dall’uomo dipendeva.
Custodi e interpreti dei segreti legati all’assoluta artigianalità della lavorazione del latte, sono i maestri casari, che in centinaia di caseifici artigianali compiono quotidianamente gli stessi gesti, ma alla cui personale esperienza e sensibilità si legano indissolubilmente risultati diversamente apprezzabili per gusti e profumi.
LAVORAZIONE
Ogni giorno, il latte della mungitura serale viene lasciato riposare sino al mattino in ampie vasche, nelle quali affiora spontaneamente la parte grassa, destinata alla produzione di burro.
Insieme al latte intero della mungitura del mattino, appena giunto dagli allevamenti il latte scremato della sera viene poi versato nelle tipiche caldaie di rame a forma di campana rovesciata, con l’aggiunta di caglio di vitello e del siero innesto, ricco di fermenti lattici naturali ottenuti dalla lavorazione del giorno precedente.
Il latte coagula in una decina di minuti.
La cagliata che si presenta viene frammentata in minuscoli granuli grazie ad un antico attrezzo detto spino.
E’ a questo punto che entra in scena il fuoco, per una cottura che raggiunge i 55 gradi centigradi, al termine della quale i granuli caseosi precipitano sul fondo della caldaia formando un’unica massa.
Dopo circa cinquanta minuti, la massa caseosa viene estratta, con sapienti movimenti, dal casaro.
Tagliato in due parti e avvolto nella tipica tela, il formaggio viene immesso in una fascera che gli darà la sua forma definitiva.
Con l’applicazione di una placca di caseina, ogni forma viene contrassegnata con un numero unico e progressivo che l’accompagnerà proprio come una carta d’identità.
Dopo poche ore, una speciale fascia marchiante incide sulla forma il mese e l’anno di produzione, il numero di matricola che contraddistingue il caseificio e l’inconfondibile scritta a puntini su tutta la circonferenza delle forme, che a distanza di pochi giorni vengono immerse in una soluzione satura di acqua e sale.
E’ una salatura per assorbimento che in poco meno di un mese conclude il ciclo di produzione e apre quello non meno affascinante della stagionatura.
STAGIONATURA ED ESPERTIZZAZIONE
Nel silenzio dei magazzini le forme si rincorrono in lunghe file.
Per ognuna di esse sono stati necessari circa 600 litri di latte, e l’impegno costante di allevatori e casari.
Ma il lavoro continua.
Lasciato riposare su tavole di legno, la parte esterna del formaggio si asciuga formando una crosta naturale, senza trattamenti, perciò perfettamente edibile.
Quella del Parmigiano Reggiano è una storia lunga, ma è anche una storia lenta, che scorre al naturale ritmo delle stagioni.
La stagionatura minima è infatti di dodici mesi, ed è solo a quel punto che si potrà dire se ogni singola forma potrà conservare il nome che le è stato impresso all’origine.
MARCHIATURA
Gli esperti del Consorzio di tutela  le esaminano una ad una.
Dopo la verifica dell’organismo di controllo, viene applicato il bollo a fuoco  sulle forme che hanno i requisiti della Denominazione d’origine Protetta.
Alle forme che non presentano i requisiti per la dop vengono asportati tutti i contrassegni e la scritta a puntini.
Per i maestri casari è uno dei momenti più delicati, e per i consumatori è la fase più importante: è il momento della selezione e della certificazione di una garanzia assoluta sul prodotto.
Sul formaggio che viene avviato al consumo come fresco (un termine che può suonare curioso per un prodotto che ha già un anno di maturazione) vengono incisi solchi paralleli che lo rendono immediatamente riconoscibile dai consumatori.
Questo é il Parmigiano Reggiano di seconda categoria detto “Mezzano”.
A 18 mesi, su richiesta, alle forme può essere apposto il marchio “Extra” o "Export", ma è soprattutto un sistema di bollini colorati che aiuterà il consumatore a individuare il grado di stagionatura del prodotto preconfezionato disponibile nei punti di vendita.
BOLLINI DI STAGIONATURA
Un bollino color aragosta caratterizza il Parmigiano Reggiano con oltre 18 mesi di stagionatura. E’ un prodotto che presenta una base lattica piuttosto accentuata, con note vegetali quali erba, fiori e frutta che lo rendono ideale per spuntini e aperitivi.
Un bollino argento individua il formaggio con una stagionatura di oltre 22 mesi, con aromi che si vanno decisamente accentuando. Tra questi si possono apprezzare note di frutta fresca e agrumi, accanto ai quali fanno la loro comparsa cenni di frutta secca.
Un bollino oro, infine, rende riconoscibile il prodotto con oltre 30 mesi di stagionatura, il più deciso nel sapore e complesso negli aromi, con elementi nutritivi che sono andati concentrandosi proprio nella lunga maturazione.
BUONO E SANO
Durante la stagionatura, il Parmigiano Reggiano acquista la sua tipica struttura granulosa, la frattura a scaglia, diventa friabile e solubile.
Buonissimo, facilmente digeribile, estremamente ricco dal punto di vista nutrizionale, il Parmigiano Reggiano non perde occasione per eccellere.
Il gusto unico di un prodotto fatto senza additivi, la concentrazione di proteine, vitamine, calcio e sali minerali lo rendono adatto ad ogni età e in ogni situazione, una carica di pronta energia utile per tutti.
AMATO E TUTELATO
Il Parmigiano Reggiano è un formaggio garantito da più di settant’anni dal Consorzio di tutela e, soprattutto, amato da nove secoli per il suo gusto sempre generoso.
Un prodotto inconfondibile e inimitabile nei sapori e nei profumi, nell’artigianalità della produzione, nello straordinario viaggio che propone in un ambiente disegnato da fiumi, pianure e colline, in un irripetibile equilibrio tra la sapienza, la passione degli uomini e i prodigi della natura.
E di ogni viaggio così,certamente la parte migliore è il ritorno: l’incontro con un gusto che di ogni passione e di ogni prodigio conserva memoria.

Chi ha inventato PEPPA PIG ?

Per chi non avesse figli, o li avesse grandicelli, è giunto il momentodi una spiegazione. Peppa Pig è il nome di un cartone animato britannico, prodotto dalla Astley Baker Davies, distribuito dal 2004 dalla E1 (la società che ha prodotto i film di Twilight) e arrivato in Italia nel 2010. A crearla sono stati in tre: Phil Davies (produzione e dialoghi), Mark Baker (disegni e storia) e Neville Astley (storia e animazione). All'inizio rifiutato dalla Bbc, ha avuto successo grazie ai canali Channel 5 e Nick Jr. ed è ora distribuito in 180 Paesi. Un lungo articolo del Financial Times ha ricostruito tutta la vicenda della produzione. 
La protagonista è una maialina di quattro anni, che vive in piccolo paese britannico con la sua famiglia: la madre, Mamma Pig, il padre, Papà Pig e il fratellino George di due anni. Poi ci sono Nonno Pig, Nonna Pig e una serie di amici di altre specie animali: Susy Pecora, Rebecca Coniglio, Danny Cane, Pedro Pony, Emily Elefante e così via. In inglese ogni iniziale del nome corrisponde a quella della specie animale. Tutte queste bestiole non fanno alcunché di speciale: vanno all'asilo, fanno qualche gita nel bosco o feste di compleanni. Talvolta ci sono momenti di dramma, quando si perde un pupazzo a forma di dinosauro o quando il papà non trova gli occhiali. Ma ogni problema si risolve e ciascuna puntata finisce con i personaggi spanciati a terra dal ridere o intenti al loro piacere preferito: saltare nelle pozzanghere di fango. Il tutto viene raccontato in puntate di cinque minuti e cinque secondi, con disegni bidimensionali di una semplicità imbarazzante. 

Al netto di un un grande ritmo, c'è poco di spettacolare: niente 3D, niente sfumature di colori, niente pollici opponibili o altri dettagli realistici. L'auto sale sulle colline dritto per dritto, come se superasse una duna nel deserto, il cielo ha i raggi gialli, le case sono come le rappresenterebbe un bambino di quattro anni. Questa semplicità all'inizio confonde i genitori o i profani totali. «Come può questo orrore piacere così tanto ai bambini?» è la domanda che inevitabilmente salta fuori, sulle prime. Una risposta la dà uno che del personaggio se ne intende, Francesco Raiano, manager che segue lo sviluppo del licensing di Peppa Pig in Italia, per conto di Ets. «Questo stile finto semplice, che rifugge volutamente le tecniche 3D, è una delle chiavi del successo – racconta -. I disegni piatti e i colori altrettanto piatti e pieni, e soprattutto i dialoghi semplici sono rassicuranti per i bambini. Così come lo è il fatto che possano costantemente ritrovare nelle avventure la propria quotidianità. Ci sono solo due elementi di distonia rispetto alla realtà: i maiali grugniscono a ogni frase e festeggiano, appena possibile, saltando nel fango. Un gesto che piace ai bambini e che, tuttavia, non desta preoccupazione».
Tutto qui il segreto del successo di Peppa Pig? Perché di successo incontestabile si sta parlando. Lo dimostrano alcuni dati. Ogni giorno, in Italia, 500mila bambini tra i 3 e gli 8 anni guardano Peppa Pig, tra il mattino, il pomeriggio e la sera. «Nei giorni con audience maggiore, si arriva a 600mila. In altre parole, un bambino su due in target, tra quelli che guardano la tv, la vedono», dice Raiano. Rai Yoyo, il canale Rai che trasmette il cartone, assieme a Disney Junior, raddoppia il proprio share durante i vari passaggi nella giornata. «Dei 34 canali tematici tra satellite e digitale terrestre dedicati ai bambini – aggiunge – grazie a Peppa Pig Rai Yoyo è diventato il più visto nella fascia di audience tra i 3 e gli 8 anni, raggiungendo livelli che poteva permettersi soltanto Italia Uno, prima della proliferazione dei mille canali digitali». A questi dati vanno sommate le visualizzazioni su Youtube: le puntate più viste contano da 1 a 4 milioni di visite. 




Un'affermazione che non poteva non riflettersi anche nel mondo del merchandising. All'inizio furono i libri. Giunti Kids fiutò il fenomeno con grande anticipo, quando i numeri del Regno Unito cominciavano a esplodere, ricalcati poco dopo da quelli in Spagna. «Abbiamo iniziato a valutare il Personaggio nel “lontano” 2009 e acquisito i diritti l’anno successivo, anno in cui il Digitale Terrestre non era ancora presente in tutta Italia, dunque la serie a cartone animato del personaggio non aveva la diffusione e la capillarità attuale», racconta Beatrice Fini, direttore editoriale di Giunti Editore. «Siamo stati tra l’altro per molto tempo licenziatari unici mentre adesso, da qualche mese, il mercato si è arricchito da altre licenze in diverse categorie merceologiche amplificando il successo del character». A oggi Giunti ha a catalogo di una quindicina di titoli dedicati a Peppa e molte sono le novità di prossima uscita in lavorazione.

«A fine maggio eravamo a 4.300.000 copie vendute e contiamo di inviare sul mercato molte altre centinaia di migliaia di copie da qui alla fine dell’anno», aggiunge. «Tre titoli hanno superato il mezzo milione di copie ciascuno e i titoli di Peppa Pig regnano incontrastati sulle classifiche generali dei libri più venduti da moltissimi mesi, arrivando anche a coprire contemporaneamente le prime 10 posizioni».
Non ci sono solo i libri. Per chi ci ha fatto caso, all'inizio sono spuntate le magliette. Poi i cappellini. All'improvviso nei supermercati sono spuntati fazzoletti, biscotti al cioccolato e patatine con i maialini rosa e i loro amici. Le feste rionali si riempivano di palloncini con Peppa Pig in bicicletta, che superavano in numero di Barbapapà. A carnevale famiglie burlone sfilavano in formazione vestiti da Peppa, genitori e fratellino. E non era ancora arrivata l'estate: secchielli, palline di plastica, peluche, puzzle, libri con cd di canzoncine (destinate a riempire ogni viaggio in auto) e ancora infinite magliette. Una buona fetta di queste, spiega con un po' di rammarico Francesco Raiano, sono contraffatte e vanno a danneggiare il business del concessionario ufficiale, “Accademia”, azienda tessile di Prato. Ma nel mare magnum del merchandising questo conta poco. Oggi i prodotti a marchio Peppa Pig sono in Italia 150-160, distribuiti tra 40 licenziatari, che ottengono i diritti dalla Ets (la quale a sua volta lavora su licenza dell'inglese E1).
Alla fine del 2013, stima, il valore del licensing di Peppa Pig dovrebbe aggirarsi tra i 100 e i 120 milioni di euro, solo in Italia. «Siamo a metà strada, pensiamo che possa crescere ancora». In effetti se uno pensa alla popolarità del personaggio, i prodotti in Italia sono relativamente pochi, se confrontati con fenomeni passati come i Gormiti, le Winx o la contestata (dalle femministe, soprattutto) Hello Kitty, gatta senza bocca e sempre abbinata a faccende di casa, come una remissiva donna di casa giapponese. Solo quest'anno, dice il responsabile di Ets, sono partiti gli astucci e gli zaini per la scuola, andati pare esauriti in breve tempo. «Oggi sono pochi nel mercato i marchi che vanno bene – sottolinea Raiano -, oltre a Peppa Pig ci sono solo Violetta, della Disney, e le Tartarughe Ninja. Questo ha fatto sì che ci fosse una corsa da parte dei licenziatari ad accaparrarsi le licenze».
Nel Regno Unito il valore del merchandising ha toccato nel 2010 i 200 milioni di sterline (circa 300 milioni di euro) ed è stabile da allora. I piccoli consumatori (da 2 a 6 anni per i maschi, da 2 a 7 per le bambine, che rappresentano il 60% degli acquirenti) si sostituiscono senza flessioni e spesso qualche ricordo rimane anche per chi cresce, come sembrano dimostrare i numeri alti di suonerie per cellulari scaricate con la siglia di Peppa Pig. In Inghilterra, a Paultons Park, Hampshire, nell’aprile del 2011, è stato creato il parco a tema Peppa Pig World. In Italia una società di organizzazione eventi, la Kimbe, di Melzo (Mi), ha organizzato diversi incontri. Msc ha effettuato un test di un “format crociere” con un pupazzo di Peppa Pig che accoglieva i bambini a bordo, li intratteneva matitna e pomeriggio e li accompagnava a dormire. Stanno valutando se ripetere e istituzionalizzare l'esperimento.
Appurato il successo, rimane la domanda iniziale. Perché tanto clamore per un cartone tanto banale? Perché questo cartone diventa argomento di conversazione tra Linus e Nicola Savino in radio? Perché durante la Notte Rosa di Riccione 15mila persone sono andate a vedere saltellare il pupazzo di un maialino? Perché quando il "royal baby" è stato chiamto George tanti commenti hanno sottolineato che la zia, Pippa Middleton, si chiamava quasi come Peppa? Una prima risposta è che «in Italia, più che altrove, i genitori vedono la tv con i bambini. Questo ha generato un fenomeno di costume», spiega Raiano. Una seconda risposta è che non è poi così banale.
Ci sono infatti diversi elementi che arrivano, in maniera indiretta, anche ai genitori. Intanto, anche i genitori ritrovano la propria realtà, così come i figli. Quando devono comprare un mobile lo fanno via internet e lo montano da sé, come se lo acquistassero da un noto rivenditore svedese. La società in cui vivono è profondamente multietnica: non è un caso se le diverse specie animali hanno ciascuno un proprio verso e delle abitudini che li rende diversi dagli altri. Si insegna che i conigli vivono nelle tane, in case apparentemente diverse ma in fin dei conti simili alle nostre, come se si dovessero spiegare le abitudini di compaesani stranieri. La piccola Emily Elefante ricorda molto i bambini indiani o pakistani in Inghilterra, Pedro Pony racconta un giorno di strumenti musicali del Sud America.
I rapporti tra i genitori sono da 21esimo secolo: a cucinare è quasi sempre Papà Pig (che in cambio ottiene la libera uscita per il calcetto) e Mamma Pig lavora da casa con il telelavoro, cercando una difficile strada di work-life balance. In questo sono forse la versione anni 2000 dei messaggi (ben più didascalici) mandati negli anni '70 dai Barbapapà, dove non era un caso che il padre fosse rosa e la madre nera e dove il messaggio ambientalista (che oggi appare radicale, quasi da No Tav) era in sintonia con una nuova coscienza che si stava venendo a creare in quegli anni.
I messaggi pedagogici che colpiscono i genitori sono costanti e rispondono alle domande che ogni genitore si pone: quando bisogna essere fermi e quando cedere? Come rapportarci ai nonni? Quando smetterla di preoccuparci e buttarci anche noi nelle pozzanghere di fango? Come ha scritto Tito Faraci su Linkiesta, un prodotto per bambini ha successo se è per loro, ma non solo per loro.

2012-02-25

Il colore della felicità



Il buon umore si alza presto al mattino e va a letto tardi la sera. Ma durante il giorno è piuttosto sfuggente, lasciando il posto ai cattivi pensieri. È quanto hanno scoperto due ricercatori della Cornell University, in Usa, analizzando i cinguettii postati su Twitter da milioni di persone sparse in tutto il mondo. Dall’analisi dei tweets, come riporta lo studio pubblicato su Science, è emerso che la felicità non ha colore, nazionalità o religione. Il buon umore, piuttosto, dipende dal sonno e dalla lunghezza delle giornate.

Se le parole sono lo specchio delle emozioni, un social network come Twitter può diventare uno strumento di indagine scientifica straordinariamente importante. Partendo da questo presupposto i ricercatori statunitensi in due anni hanno raccolto ben 509 milioni di post lasciati da 2,4 milioni di persone di 84 paesi differenti. Utilizzando un software di analisi del testo (Linguistic Inquiry and Word Count), gli scienziati hanno quindi pesato l’umore delle parole, distinguendo quelle che esprimevano sentimenti positivi (piacere, entusiasmo, vivacità, dinamismo) da quelle portavoce di negatività (paura, distrazione, rabbia, disgusto). In questo modo sono riusciti a disegnare una mappa temporale degli stati d’animo.

Si è così scoperto che, in ogni paese, le persone si svegliano felici per poi, nel corso della giornata, diventare man mano più cupe. Il buon umore ritorna verso mezzanotte e il ciclo ricomincia. A una prima analisi, questo andamento può far pensare a una relazione tra buon umore e stress: siamo più felici di mattina e sera perché non lavoriamo. Ma i ricercatori hanno riscontrato lo stesso pattern nei weekend, segno che la felicità è una questione di sonno e ritmi circadiani. In effetti, a conferma di questa ipotesi, i ricercatori hanno visto che nei giorni festivi il picco di buon umore mattutino arriva in media due ore più tardi, perché le persone dormono di più se non devono lavorare.

Lo studio non è il primo a indagare i fattori che influenzano l’umore, ma, rispetto ai precedenti, analizza un campione molto più ampio e culturalmente eterogeneo. Inoltre, grazie ai social network, ha un approccio più genuino: gli sperimentatori non domandano alle persone come si sentono, ma si limitano a registrare ciò che pensano, dicono e fanno.

2012-02-22

Chi ha inventato il SUDOKU


Quando uscì questo gioco, una decina di anni fa, si pensò che esso avrebbe attirato poche persone (preferibilmente matematici ed esperti informatici) invece in pochissimo tempo il sudoku è diventato straordinariamente popolare tanto da mettersi in concorrenza con altri passatempi, e primi fra tutti i cruciverba.

    Negli ultimi tempi sta ottenendo un travolgente successo internazionale per molti versi inspiegabile, ma certamente favorito dal fatto di basarsi su regole estremamente semplici e di richiedere solo una forma di logica essenziale in possesso di tutte le persone compresi i bambini.

   Il sudoku è un gioco solitario nel quale al solutore viene proposta una griglia di 9 x 9 = 81 celle ciascuna delle quali può contenere un numero da 1 a 9 oppure essere vuota. La griglia è a sua volta divisa in 9 sottogriglie di 3 x 3 = 9 celle contigue. La regola è unica e molto semplice: il giocatore deve riempire le celle vuote con le cifre da 1 a 9 in modo che nessuna di esse si presenti due volte nella stessa riga, colonna o sottogriglia. Ogni schema ha una soluzione unica.
    
Non tragga in inganno il fatto che nel gioco compaiano dei numeri: la matematica non c’entra per nulla. Infatti non è richiesta alcuna operazione per completare lo schema il quale in teoria potrebbe essere composto da qualsiasi insieme di 9 simboli diversi (lettere, colori, figure di animali, ecc.)

   Il sudoku tuttavia è per matematici e informatici fonte di numerosi e stimolanti problemi. Prima di parlarne vediamo di fare la storia di questo passatempo.
Gli antenati del sudoku sono i “quadrati magici” noti in Cina 3000 anni prima di Cristo. La leggenda narra di un pescatore che trovò lungo le rive del fiume Lo (un affluente del fiume Giallo) una tartaruga che portava incisi sul dorso degli strani segni geometrici che i matematici presenti a corte interpretarono come un quadrato di numeri con somma costante 15 su ogni riga, colonna o diagonale. Questo schema di nove numeri venne battezzato LO SHU e diventò uno dei simboli sacri della Cina.

Il gioco è nato in Giappone nel 1984 e il suo nome deriva da una frase in lingua giapponese che significa approssimativamente “sono ammessi solo numeri singoli” (SUji wa DOKU-shin ni kagirua) che è stata abbreviata in SU che significa numero e DOKU che significa solitario. Il gioco in realtà era apparso per la prima volta in una rivista americana nel 1979 con il nome di Number Place (“piazzare il numero”), proposto da un architetto che poco dopo morì senza lasciare eredi. Cinque anni più tardi approdò in una rivista giapponese dove fu notato da un certo Wayne Gould, che faceva il giudice a Hong Kong e non conosceva il giapponese. Senza sapere esattamente di cosa si trattasse lo portò in occidente dove venne pubblicato su alcune riviste con il nome di Sudoku. È interessante notare che la rivista giapponese che per prima pubblicò il gioco depositò il nome così che gli imitatori in Giappone lo chiamano Number Place mentre in occidente è chiamato con il nome giapponese.

   Verso la fine del 2004 il “Times” di Londra accettò la proposta di Gould, che nel frattempo aveva elaborato un programma per generare automaticamente griglie di sudoku, di pubblicare il gioco sul giornale. Al Times seguì il Daily Telegraph e subito dopo altre decine di giornali di tutto il mondo. Oggi, in Italia, questo gioco è pubblicato su quasi tutti i quotidiani e settimanali riscuotendo molti consensi. Frattanto Gould grazie al sudoku è diventato milionario: egli è probabilmente l’unica persona al mondo che si è arricchita traendo profitto da un gioco che non ha inventato. 

2012-02-18

I 10 piu' ricchi e potenti del mondo





1) Bill Gates 40.7 miliardi di dollari (Microsoft)
2) Warren Buffett 30.5 miliardi di dollari (
Berkshire hathatway)
3) Silvio Berlusconi 5.9 miliardi di dollari (Fininvest, Mediaset, ex Capo del Governo, ecc.)
4) Rupert Murdoch 5.5 miliardi di dollari (News Corporation, ecc.)
5) Li Ka-shing 7.8 miliardi di dollari (Hutchinson Whampoa)
6) Principe Alwaleed 17.7 miliardi di dollari (Investimenti)
7) Mikhail Khodorkovsky 8 miliardi di dollari (Yukos oil company)
8) Robson Walton 16.5 miliardi di dollari (Wal-Mart: distribuzione)
9) Carlos Slim Helù 7.4 miliardi di dollari (Investimenti)
10) Azim Premji 5.9 miliardi di dollari (Wipro)

1) Gates William H. III (USA) - 40.7 miliardi di dollari (Microsoft)
2) Buffett Warren E. (USA) - 30.5 miliardi di dollari (
Berkshire hathatway)
3) Albrecht Karl & Theo (Germania) - 25.6 miliardi di dollari (Vendita al dettaglio)
4) Allen Paul G. (USA) - 20.1 miliardi di dollari (Microsoft)
5) Alsaud principe Alwaleed Bin Talal (Saudita) - 17.7 miliardi di dollari
6) Ellison Lawrence J. (USA) - 16.6 miliardi di dollari (Oracle) 
7) Walton Jim C. (USA) - 16.5 miliardi di dollari (Wal-Mart)
8) Walton John T. (USA) - 16.5 miliardi di dollari (Wal-Mart)
9) Walton Alice L. (USA) -  16.5 miliardi di dollari (Wal-Mart)
10) Walton Robson S. (USA) - 16.5 miliardi di dollari (Wal-Mart)
11) Walton Helen R. (USA) - 16.5 miliardi di dollari (Wal-Mart)
12) Bettencourt Liliane (Francia) - 14.5 miliardi di dollari (L'Oréal)
13) Thomson Kenneth & famiglia (Canada) - 14 miliardi di dollari (Thomson Corp.)
14) Kamprad Ingvar (Svezia) - 13 miliardi di dollari (Ikea)
15) Rausing Kirsten & famiglia (Svezia) - 12.9 miliardi di dollari (Imballaggi Tetra Laval)
16) Ballmer Steven A. (USA) - 11.1 miliardi di dollari (Microsoft)
17) Kluge John W. (USA) - 10.5 miliardi di dollari (Metromedia) 
18) Cox Sister (USA) - 10.3 miliardi di dollari (Media)
19) Amancio Ortega (Spagna) - 10.3 Miliardi di dollari (Abbigliamento)
20) Mars family (USA) - 10 miliardi di dollari (Zucchero) 

In base alle vendite, profitti, assetti e valore di mercato.
1) Citigroup 
2) General Electric 
3) ExxonMobil 
4) American Internazional Group
5) Bank of America 
6) Wal-Mart Stores
7) Fannie Mae
8) International Business Machines
9) Philip Morris 
10) SBC Communication 
11) Morgan Stanley
12) Chevron Texaco 
13) JP Morgan Chase & Co. 
14) Freddie Mac
15) Merck 
16) Wells Fargo 
17) Microsoft
18) Pfizer
19) Goldman Sachs Group
20) Johnson & Johnson
21) Procter & Gamble
22) Bank One
23) Boeing
24) Wachovia
25) Berkshire Hathaway





Dedicato alle mamme in attesa


“Da dove vengo, dove mi hanno trovato?” domanda il neonato alla mamma.
Lei piange e ride ad un tempo e, stringendo il bimbo al petto, gli risponde:
Tesoro mio, eri nascosto nel mio cuore, eri il suo desiderio.
Eri nelle bambole della mia infanzia quando, ogni mattina, modellavo nell’argilla l’immagine del mio dio, eri tu che facevo e rifacevo.
Tu eri sull’altare con la divinità del nostro focolare; adorandola, adoravo te.
In tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, in quella di mia madre, sei tu che hai vissuto.
Lo spirito immortale che protegge il nostro focolare ti coccola sul suo seno dalla notte dei tempi.
Nella mia infanzia, quando il cuore apriva i suoi petali, tu lo avviluppavi, come un profumo inebriante.
La tua delicata freschezza vellutava le mie giovani membra come il riflesso della rugiada che precede l’aurora.
Tu, piccolo del cielo, che hai per sorella gemella la luce del primo mattino, tu sei stato portato dalle onde della vita universale che ti ha infine posato sul mio cuore.
Mentre contemplo il tuo viso, il mistero mi inghiotte; tu che appartieni a tutti mi sei stato donato!
Per paura che mi scappi, ti tengo stretto al cuore. Quale magia il tesoro del mondo ha consegnato alle mie fragili braccia?
[Rabindranath Tagore]
Il periodo della gravidanza è molto delicato e complesso, un nuovo essere si sta costruendo nel ventre materno; ha solo bisogno di calma, serenità e dolcezza. Tutti i traumi che i genitori vivono in questi nove mesi potranno ripercuotersi sul bimbo, che a sua volta potrà aggiungervi un suo conflitto personale, capace di spingersi sino al sentirsi non desiderato: è l’aborto spontaneo del terzo mese.
Nella maggior parte dei moderni ospedali, quando nasce un bimbo, subito l’infermiera lo lava, lo veste e lo infila nella culla come tutti gli altri. Il neonato è paonazzo e piange a squarciagola, ma nessuno ci bada: sta chiamando sua madre, l’unica persona che può evitargli “di essere mangiato da un animale feroce”, la paura di tutti i cuccioli senza mamma. Arrivato a casa ha la sua cameretta con la culla e tutte le volte che la mamma lo mette a dormire e spegne la luce, il bimbo comincia a urlare; è separato dalla mamma e la chiama disperatamente perché la notte è ancora più pericolosa del giorno. Impariamo dai gatti!!
Le donne africane, molto più vicine di noi alla natura, portano i loro bambini sulla schiena qualunque cosa facciano e dovunque vadano, e il neonato non ha nessun problema ad addormentarsi. Fino all’età dell’asilo i piccoli hanno bisogno del contatto con la madre: non sono ancora in grado di badare a se stessi, e se lasciati soli vivono dei conflitti da separazione.
Per questo eritemi, eczemi, arrossamenti, pustole sono all’ordine del giorno negli anni dell’infanzia.

2012-02-16

/*-*\ E' a Londra il fiore piu' grande del mondo


L'Aro Titano, 75 Kg per 3 metri, è sbocciato ai Kew gardens di Londra. L'ultima fioritura sei anni fa, solo 5 volte dal 1889
Diciamolo subito: non si presenta bene e non è di quel genere di cose che passano inosservate. Anzi, è un poco spaventoso per forma e dimensioni, esuberante per taglia e colori, titanico in tutti i suoi aspetti. Anche per il suo odore. Meglio: la sua puzza, che dicono insopportabile, simile a molti altri e poco nobili odori. Eppure è un re, il monarca induscusso del meraviglioso regno vegetale.
Parliamo dell'Aro Titano, il fiore più grande al mondo: il suo nome scientifico è tutto un programma: amorphophallus titanum, dove l'allusione alla forma mastodonticamente fallica non può essere più chiara. E infatti nei suoi 75 chilogrammi per 3 metri d'altezza l'Aro Titano mostra tutta la sua "virilità". A sei anni dall'ultima fioritura la pianta, che ha origini a Sumatra ed è ospitata nei Kew Gardens di Londra, la settimana scorsa ha tirato fuori il germoglio giallo di un unico fiore, lungo appunto quasi tre metri. 


Era solo l'inizio dello spettacolo perché in seguito il germoglio ha cominciato ad aprirsi per schiudere e rivelare l'interno: un'esplosione di cremisi che è stato l'annuncio che l'attività riproduttiva era appena cominciata.
Un'attività che l'Aro Titano fa tutt'altro che con discrezione visto che sprigiona un odore terrificante a metà, dicono gli esperti, tra il lezzo degli escrementi e gli effluvi di un cadavere in decomposizione.
Una caratteristica che gli è valso il nome non proprio cortese di "fiore cadavere".


Ma né l'olezzare stordente né il nome che non è proprio un bel biglietto da visita, hanno impedito che, durante l'ultima fioritura nel 1996, 50 mila curiosi andassero ad ammirare e spiare le attività sessuali del re del vegetale.
I botanici dei Kew Gardens sono ovviamente al settimo cielo: è solo la quinta volta dal 1889 che riscono a stimolare la fioritura del gigante.



 Un successo che non è fine a se stesso perché ora gli orticoltori tenteranno la fecondazione con il polline fatto arrivare dalle Americhe e dalla Germania. E per lo scopo bisogna sbrigarsi perché l'Aro Titano sarà pure un re, ma di quelli che muoiono in fretta. Tre giorni dura infatti la sua fioritura (la sua breve vita può essere seguita sul sito web www.kew.org) dopodiché anche lui, anche se puzza e dunque non è uno di quei fiori che piacciono ai poeti, appassirà esausto. 


2012-02-15

/*-*\ La città perduta degli Inca , Machu Picchu



Machu Picchu (che significa vetta antica in spagnolo) si trova in Perù, nel Parco Archeologico di Machupicchu (noto come Santuario Storico) nella foresta amazzonica ed è detta la città perduta.
E' situata a 112.5 km a nord-est della città Cusco(o Cuzco o Qosqo fu la capitale dell'impero inca), a oltre 2.350 metri di altitudine, la sua estensione raggiunge quasi un chilometro.
La città è di origine Inca, la valle sacra è chiamata valle di Urubamba, in cui scorre il fiume Wilkamay o Willka Mayu ( Fiume del Sole o fiume sacro che deve le sue origini al nevaio Willkan Uta (Casa del Sole o casa sacra)).
La valle è composta da una fitta vegetazione che ricopre dirupi e da alte montagne la circondano, spesso avvolta dalla nebbia, la città è invisibile all'occhio di chi guarda dal fondovalle.Una strada lastricata all'epoca conduceva alla città perduta. La città era ricoperta da una fitta vegetazione, animali selvatici, pericolosi e velenosi che si trovavano nella zona ma le sue rovine mostravano una città intatta, con fini rifiniture, circondata da mura di oltre 5 metri, profondi dirupi la circondavano, una vera e propria città-fortezza, inespugnabile.

Una città perduta ed abbandonata

Machu Picchu è detta la città perduta degli Inca in quanto è rimasta celata agli occhi della stragrande maggioranza dell'umanità per centinaia di anni, oltre quattro secoli, e fu scoperta agli inizi del '900, precisamente il 24 luglio del 1911, da un professore di Yale, esploratore appassionato del campo archeologico, chiamato Hiram Bingham.
Bingham stava effettuando delle ricerche su un altra mitologica città Vilcabamba ( un probabile rifugio di inca ribelli), ma la popolazione lo informò riguardo a rovine nella zona, sulla cima del monte Machupicchu. Si narra che sia stato un bambino a rivelare a Bingham l'esistenza delle rovine e ad averlo condotto sul posto.
Bingham era cpnvinto "La città perduta degli Incas" era Vilcabamba, ma si sbagliava egli aveva scoperto un altra città che chiamò Machu Picchu. Il 31 ottobre 1912 Bingham ottenne il permesso di effettuare scavi dalle autorità peruviane e di prelevare il materiale di scavo per portalo in America. Dopo 5 anni di lavoro la struttura fu completamente deforestificata. Bingham assegnò il nome ai quartieri della città.
Le cronache del XVI e dei conquistadores non testimoniano la presenza di questa città.

La città

La città è un'opera di altissimo valore architettonico, è stata costruita in zone impervie, numerose strutture sono a carattere religioso, altari in pietra si trovano al suo interno, oltre a lunghe scalinate, acquedotti, case, osservatori, piazze, templi, torri di avvistamento e un orologio solare, la rendono una città unica. Una particolarità la si ritrova nella cura con cui sono state effettuate determinate opere architettoniche, probabilmente più erano importanti più erano ben rifinite. Non era una città convenzionale, essa è costruita su di uno sperone di roccia, la città è composta da diverse unità abitate anche a diverse latitudini, divise tra loro da sentieri ripidi o burroni molto pericolosi, il terreno è molto scosceso. La città e suddivisa in due zone pricipali: la zona agricola e la zona urbana.




Intiwatana, "la pietra a cui si lega il Sole" legato a culti astronomici, è il monumento più noto della città, si trova su una specie di piramide a gradoni, i suoi quattro angoli sono rivolti a quattro montagne:
  • nord: Huayna Picchu
  • sud: Salcantay (6.271 m),
  • ovest: picco del Pumasillo
  • est: la Veronica
Un altro importante monumento è un lastrone orizzontale lavorato a forma di puma che si trova nei pressi dell' Intiwatana.

Il Torreon è un altro importante edificio semicircolare sacro costruito con particolari singolari, è la costruzione costruita con maggior eleganza, cura e maestosità nella città.

/*-*\ Esiste o no il mostro di Loch Ness ?


Panorama lago di Loch Ness

Scozia, il lago di Loch Ness si trova in Scozia ad Iverness misura 56 kilometri quadrati, lunghezza 39 kilometri la profondità massima delle sue acque e' di 230 metri circa.
Lago diventato famoso per la sua straordinaria bellezza e per la presenza di un ipotetico mostro preistorico, un plesiosauro vissuto nell'era mesozoica, all'interno delle sue acque chiamato in onore del lago Nessie.
I plesiosauri preistorici avevano la capacità di abitare nei profondi abissi oceanici o nelle profodintà dei laghi ed un esempio di laghi adatti al loro habitat sono il lago di Loch Ness e il Lago Champlain negli USA, in cui troviamo testimonianze di un altro mostro simile a Nessie, Champ.
Numerosi ricercatori e studiosi studiarono in passato e stanno tutt'ora studiando il fenomeno del mostro di Loch Ness, molti testimoni affermano di averlo visto emergere dalle acque del lago fin dal 1933 quando una coppia di turisti i signori Spicer, affermò di aver visto un essere enorme emergere dalle acque e poi rituffarvisi.
Sul mostro di Loch Ness vi sono numerose foto, di cui molte false dichiarati in seguito, e video poco chiari, non vi è quindi alcuna prova inconfutabile della presenza di questo mostro presitorico nel lago.
Molti studiosi dubitano dell'esistenza di questo essere per i seguenti motivi:
-La creatura avrebbe dovuto riprodursi per poter continuare ad essere presente nel lago per milioni di anni, quindi dovrebbero esserci stati più esemplari in passato per poter arrivare all'ultimo esemplare ipoteticamente presente ora nel lago.





-Nel fondale dovrebbero trovarsi i resti di queste creature, negli anni '90 il lago di Loch Ness è stato dragato e di Nessie nessuna traccia.
-Nel lago non sono presenti nascondigli di dimensioni tali da poter permettere a questo animale di nascondersi.
L'immagine piu' famosa risale al 1944 ma è risultata essere un falso nel 1994, il mostro era un modellino.


La  foto piu' famosa del presunto mostro di Loch Ness poi rivelatosi un clamoroso falso


Numerosi film e documentari sono stati girati su Nessie, il mostro del lago di Loch Ness..

2012-02-10

/*-*\ Un elisir che allunga la vita di 10 anni


Un 'elisir di lunga vita' potrebbe essere stato scoperto sull'Isola di Pasqua. Gli scienziati pensano che il farmaco potrebbe invertire gli effetti dell'invecchiamento prematuro e potrebbe estendere la vita media umana di oltre dieci anni.
Il Rapamycin, che e' gia' stato soprannominato 'farmaco dell'eterna giovinezza', e' stato creato a partire da una sostanza chimica trovata nei batteri del terreno dell'Isola di Pasqua, uno dei luoghi piu' remoti della Terra, a oltre 3.000 chilometri dalle coste del Cile.
Il farmaco era stato usato in esperimenti su pazienti che soffrivano della Hutchinson-Gilford Progeria Syndrome (HGPS), una rara condizione genetica in cui sopraggiunge un veloce invecchiamento gia' intorno ai 12 anni.
La HGPS provoca un processo chimico dannoso per cui una proteina (chiamata progerina) agisce su ogni cellula del corpo provocando l'invecchiamento prematuro.


Il Rapamycin ha appunto lo scopo di eliminare questa proteina dalle cellule. Alcuni ricercatori americani, fra cui Francis Collins, un famoso genetista pioniere del settore collaboratore della Harvard Medical School, pensano che questo farmaco potrebbe agire anche sull'invecchiamento, e testeranno fra poco i suoi effetti sui normali processi cellulari dopo aver analizzato le similitudini che intercorrono fra questi e la sindrome HGPS.
Il farmaco, d'altronde, ha gia' mostrato in studi precedenti di riuscire a estendere la sopravvivenza di topi di laboratorio in salute fino al 13 per cento in piu', ed e' stato il primo farmaco capace di produrre questo effetto su una specie mammifera.





"Quello che pensiamo e' che anche una piccola attivazione di questo farmaco, che funziona esercitando una azione di rimozione che contrasta l'accumulo della progerina, potrebbe avere un significativo effetto sulla salute e sulla durata delle nostre cellule e organi. Potrebbe anche aggiungere all'uomo oltre dieci anni di vita", ha spiegato Dimitri Krainc, della Harvard Medical School.

Precedenti ricerche hanno infatti mostrato che una componente chiave dell'invecchiamento e' proprio un difettoso funzionamento del sistema di 'eliminazione scorie' delle cellule, che non riescono cosi' a liberarsi dei sottoprodotti delle loro funzioni fisiologiche.
Il Rapamycin potrebbe appunto aiutare le cellule a smaltire queste 'tossine'. Attualmente, il farmaco e' anche usato come immuno-soppressore per evitare il rigetto in caso di trapianti.

2012-02-09

/*-*\ Il mistero del piccolo Budda in Nepal



I piu' devoti affermano che non mangia e non beve da piu' di sei mesi, migliaia di pellegrini sono accorsi per trovarlo.

È stato già ribattezzato il «Piccolo Budda» e i più devoti affermano che non mangia e non beve da più di sei mesi: è Ram Bomjon, un giovane di quindici anni che da mesi vive in meditazione sotto un albero nella giungla del Nepal. Migliaia di pellegrini si recano nello sperduto luogo asiatico per adorare quello che è già considerata un'autentica divinità.

Alcuni testimoni giurano di aver visto una luce che si emanava dalla sua fronte e la sua fama ha già superato i confini del Nepal: il governatore della regione di Bara, Santa Raj Subedi, ha chiesto aiuto alle autorità statale per controllare l'afflusso di pellegrini che ogni giorno visitano il nuovo profeta. Inoltre, anche una squadra di scienziati si è recata sul posto per esaminare il caso.

I medici locali hanno osservato a lungo il giovane mistico, ma non hanno saputo spiegare come fa il ragazzo a vivere senza nutrirsi. L'unica cosa di cui sono certi è che sia vivo. Uno dei motivi che ha scatenato l'intenso pellegrinaggio sono anche le analogie tra la storia di Ram Bomjon e quella di Budda, che nacque nel 543 a. C. a circa 200 km dai luoghi in cui è vissuto Ram Bomjon e che avrebbe raggiunto l'Illuminazione dopo aver meditato 49 giorni sotto un albero sacro. Il giovane è seduto sotto un grosso albero nella stessa posizione assunta da Budda durante la meditazione ma da molti più giorni. 



La madre del ragazzo, chiamata Maya Devi come la madre storica di Budda, è stata più volte intervistata dalle televisioni locali e ha ammesso sia la sua gioia sia la sua ansia. «Dio lo ha chiamato nella foresta e io ho fede in Dio e credo che lo alimenti. Certamente è diventato più magro. All'inizio della giornata il suo colorito è molto bianco, come se non ci fosse sangue nel suo corpo, ma appena il sole sorge egli diviene sempre più colorato e luminoso».


Il fervore dei devoti è esploso la settimana scorsa quando un serpente avrebbe morso Ram, ma egli avrebbe continuato a meditare senza scomporsi. Dopo cinque giorni egli avrebbe finalmente parlato: «Chiedo alle persone di non chiamarmi Budda. Non ho l'energia di Budda. Io sono solo una divinità di livello inferiore. Un serpente mi ha morso, ma io non ho bisogno di cure. Ho bisogno invece di sei anni di profonda meditazione».




Il mistero rimane. I più cinici pensano che il piccolo Budda sia solo un impostore, ma che la sua presenza assicuri buone entrate economiche al turismo del paese. Infatti i pellegrini alloggiano e mangiano nei luoghi dove il nuovo profeta affronta la sua meditazione 

2012-02-06

/*-*\ Volete vivere oltre 100 anni ? Prendete esempio dai cubani


Gli autori di fiabe da sempre hanno preferito concludere le proprie opere con la tradizionale frase "e vissero a lungo e felici". Oggigiorno sono i molti a sognare di prolungare i propri giorni, ma anche nonostante tutti i progressi ottenuti negli ultimi tempi in campo medico, sono ben in pochi ad oltrepassare la soglia dei cent'anni in salute e col cervello lucido.
Ovviamente la prima cosa che viene in mente e' che questi ultracentenari conoscano metodi segreti che permettano loro di non soccombere ai colpi inferti dal destino. I ricercatori nei laboratori continuano instancamente a terrorizzare i topolini cavia al fine di scoprire il segreto di longevita' che tuttavia non potra' mai essere cosi' allettante, semplice e seducente come le ricette degli stessi ultracentenari.
Recentemente si e' riusciti a scoprire come in fondo non sia poi troppo complicato prolungare la propria esistenza oltre i cent'anni, ma per scoprirlo di persona e' indispensabile recarsi a Cuba, dove su una popolazione complessiva di 11 milioni e 200.000 persone, sono circa 3000 i vecchietti e le vecchiette che hanno oltrepassato la fatidica soglia dei 100 anni. Tale proporzione ovviamente, non poteva lasciare indifferenti gli scienziati, alcuni dei quali si sono recati personalmente nella provincia di Villa Clara al fine di fare una costruttiva chiacchierata con piu' della meta' del centinaio di ultracentenari che vivono in questa regione.
E la ricetta semplice semplice fornita da questi anziani saggi merita tutta la fiducia possibile, soprattutto se si tiene presente che piu' del 60% dei genitori dei cubani interpellati ha campato oltre i cent'anni osservando per tutto l'arco della propria esistenza alcune semplici regole di vita. Innanzitutto gli ultracentenari della provincia di Villa Clara consigliano ai rappresentanti della generazione giovane di fare un uso assai moderato di bevande alcooliche, dal momento che l'alcool distrugge l'organismo, priva la persone dell'interesse nei confronti della vita e porta ad un inevitabile intorbidimento del cervello.
Ma cio' non significa assolutamente che la vita degli abitanti della provincia di Villa Clara sia priva di gioia, tutt'altro: i cubani per tradizione non sono per niente abituati a rinunciare ai piaceri che offre la vita. E allora cosa ci puo' essere di piu' piacevole se non fumarsi un profumato sigaro del posto mentre si sorseggia una tazzina di caffe' altrettanto aromatico? La nicotina e la caffeina, nei confronti delle quali sono in molti in Europa ed in America ad aver dichiarato guerra totale, a Cuba vengono impiegate in dosi gigantesche e, a giudicare da quanto succede nel regno di Fidel Castro, non e' che siano poi cosi' dannose alla salute.
D'altra parte, affinche' non si venga tratti in inganno dal fatto che a Cuba gli ultracentenari abbiano passato la loro vita unicamente a bere caffe' e a fumare sigari uno dietro l'altro, e' doveroso fare un accenno alla loro incredibile operosita', dal momento che tutti loro non hanno mai sdegnato i lavori pesanti, senza per questo cadere in depressioni varie e perdere il senso del buon umore.



Ma, secondo gli ultracentenari cubani, il segreto fondamentale di una lunga e salutare vita e' rappresentato dal sesso, senza il quale, come sostengono gli stessi vecchietti e vecchiette interpellati, e' praticamente impossibile prolungare la propria esistenza. E anche alla loro venerabile eta', i cubani non smettono assolutamente di manifestare il proprio interesse nei confronti di molte sane attivita', ed i rapporti carnali in questa speciale graduatoria occupano sicuramente uno dei primissimi posti.
E infine, uno sguardo all'alimentazione degli ultracentenari cubani: poco sale, molte verdure, pesce, carne, uova e latte: ecco la miglior dieta possibile per una persona che voglia effettivamente diventare bisnonno o bisnonna di una bella nidiata di nipoti ed altresi' intenzionata a sentire con le proprie orecchie il rintocco delle campane che annuncia l'inizio del nuovo secolo.