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2015-09-11

Quanti sono i debiti nel mondo?

I debiti nel mondo superano quota 100 trilioni di dollari



debito per paese in rapporto al PIL

La Storia, in fondo, si compone di piccoli momenti. E quando gli storici di domani arrancheranno cercando di capire la follia del nostro tempo, di sicuro si imbatteranno in questo dato che è davvero storico. Nel senso che mai eravamo arrivati così in alto: 100 trilioni di dollari. Ovvero 100 mila miliardi di dollari. Sto parlando del livello globale di debiti, ossia obbligazioni, che girano intorno al pianeta. Che quindi equivalgono a 100 trilioni di crediti.
Mai il mondo ha conosciuto un livello di ricchezza così elevata. E neanche di debiti così alti.
Se considerate che secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale il Pil del mondo del 2012 è stato di circa 74 trilioni, pure al netto dell’approssimazione, viene fuori che il mondo ha un rapporto debito/pil intorno al 138%. Se fosse solo debito pubblico ne verrebbe fuori che noi italiani siamo quasi virtuosi. Ma nella montagna ci stanno tutti: stati, cittadini, imprese, banche. Il debito coatto non risparmia ormai nessuno.
Prima di confondervi con gli zeri, che sono davvero troppi, soffermatevi a riflettere sul fatto che quantità siffatte di solito albergano nell’infinitamente grande – le distanze stellari, ad esempio, – o nell’infinitamente piccolo. Si stima, ad esempio, che 100 mila miliardi sia il numero di cellule presenti nel corpo di un adulto di stazza media. I trilioni di carta che girano per il mondo, perciò, s’iscrivono di diritto nella categoria degli assurdi reali. Ossia di cose che ci dicono esistano, ma di cui è assai difficile trovare una prova. Dobbiamo fidarci. Ossia avere fede in quello che ci dicono. E d’altronde se non ci fidassimo, tutti questi debiti non potrebbero camminare per il mondo. Diverrebbero evanescenti.
Fidiamoci dunque. E poiché il dato arriva dalla Bri, che ha raccolto una serie di statistiche in un pregevole articolo del suo ultimo quaterly report, dobbiamo concedere a questo dato una fiducia rafforzata. Contempliamolo. Immaginiamo di camminare su questa montagna di debiti che mai potrà essere ripagata, e che si contenta di perpetuarsi al semplice scopo di rafforzare il dominio di chi questi debiti può esigerli. Ossia i creditori. Facile soffrire di vertigini.
Ma la vera vertigine è un’altra. Se la guardiamo da un punto di vista politico, un livello di debito così elevato autorizza un corrispondente esercizio del potere da parte di chi questi crediti li detiene. Il potere dei creditori, insomma, si esalta al crescere dei debiti. Così come le misure che possono mettere in campo per esigerli.
Detto in parole ancor più chiare, al crescere dei debiti aumenta il livello di tirannia nel mondo. Questo però la Bri non lo dice.
Se tralasciamo le considerazioni morali, che pure dovrebbero essere all’origine del ragionare economico (Adam Smith era un filosofo morale, lo ricorderete), rimane solo da contemplare esterrefatti la montagna di debito che solo nel 2001 valeva “appena” 40 trilioni e che in poco più di un decennio è più che raddoppiata.
In particolare, la massa debitoria aggregata, che era 70 trilioni nel 2007, è arrivata a 100 nel 2013. Quindi in sei anni è cresciuta quasi quanto era cresciuta nei decenni antecedenti al 2001.
Se non è storia questa…
Scopriamo, guardando i dati disaggregati, che il grosso di quest’esplosione di debiti si deve alle amministrazioni pubbliche, che dal 2008 in poi hanno dovuto moltiplicare le emissioni di bond per tappare le falle aperte dai debitori privati nelle varie banche. Con la conseguenza che sul totale stellare (o cellulare, fate voi) di 100 trilioni, circa la metà sono debiti pubblici. Per essere precisi, parliamo di 43 trilioni di dollari, cresciuti dell’80% rispetto al 2007.
E scopriamo in questa storica socializzazione delle perdite private la sostanziale acquiescenza degli stati ai desiderata dei creditori che, come ci insegna sempre la storia, scrivono le cronache, compresa questa che state leggendo. E’ pressoché impossibile sfuggire alla tirannia del creditori. Troppo ampia è l’ipoteca che hanno acceso sulla Storia.
Chi sono gli investitori che hanno assorbito gli ingenti volumi di nuove emissioni? Secondo gli studiosi della Bri, ben 27 trilioni di titoli di debito erano detenuti da investitori non residenti, che pesano quindi circa il 25% sul totale delle consistenze globali. il resto, quindi circa il 75% era riconducibile a investitori nazionali.
Anche questa è una delle conseguenza della crisi. Gli investimenti transfrontalieri, vuoi a titolo di riserva o di semplice investimento di portafoglio, si sono contratti del 29%, facendo sospettare a molti studiosi che sia in corso una processo di profonda revisione della pratica dell’integrazione finanziaria che ha guidato gli albori del XXI secolo. Ma potrebbe pure essere una circostanza momentanea, come pure lascia ipotizzare il fatto che il grosso della contrazione negli investimenti transfrontalieri l’abbia vissuta la zona euro.
Già: la disponibilità transfrontaliera di titoli di debito dell’eurozona, a fine 2012, era di circa il 47% del totale, circa dieci punti in meno rispetto al picco del 2006. E lo stesso è accaduto nel Regno Unito. Sicché è toccato agli investitori nazionali sottoscrivere questa montagna di debiti, sperando che gli stati ce la facciano a reggere la ripida pendenza.
Al contrario è accaduto per i titoli di debiti americani che in gran parte sono finiti in mano a investitori esteri. La stessa cosa è accaduta per i titoli di debito emessi da prenditori delle economie emergenti. La quota totale in mano agli investitori esteri è salita al 12%, il doppio del 2008. E’ su quest’ultima montagnola di debiti che adesso si è acceso il faro degli investitori, sempre più preoccupati che i paesi emergenti non riescano a rispettare i patti.